SI CHIUDE UN CAPITOLO

Con la PEC sopra riportata, si è chiusa lo scorso 8 aprile 2021 la mia esperienza di Agente di calciatori professionisti: Agente Fifa, Procuratore Sportivo o Procuratore di calciatori che dir si voglia. Esperienza durata quasi 14 anni ininterrottamente era infatti il 27 settembre del 2007 quando presso l’Hotel Ergife di Roma superai il difficilissimo esame di ammissione con il punteggio di 32 su 40 (18 risposte esatte e due errate).Ricordo la gioia immensa, una volta letto il risultato dell’esame: per tutti questi anni è stato un grande orgoglio per me l’iscrizione all’albo speciale della FIGC e della FIFA, unita solo al rammarico, di non aver mai fino in fondo sfruttato le possibilità che tale titolo mi dava!

Del calcio attuale , voglio essere solamente tifoso, troppi interessi e troppi soldi in gioco, non per niente resto un grande nostalgico degli anni 80′, il periodo più’ bello secondo me, oramai distante anni luce dal prodotto calcio che ci viene venduto ogni giorno, per fortuna, nonostante i numerosi aggiustamenti di regolamento, il lato agonistico è sempre tremendamente affascinante e le emozioni che ti regala una partita di calcio vissuta allo stadio: il profumo dell’erba appena bagnata, lo stadio che si riempie lentamente, gli striscioni, i cori, rimane l’ esperienza fra le più coinvolgenti mai vissute, il mio auspicio è di poter riassaporare quanto prima queste emozioni ora che la pandemia, pare , in via di superamento.

VERONA

Da tempo avevo in mente di scrivere un articolo dedicato alle squadre della città di Verona, ma non trovavo un titolo appropriato, poi, semplicemente, ho deciso di intitolarlo come il nome della sua città, una città di provincia , seppur molto ricca, che incredibilmente vede protagoniste ben tre squadre di calcio tra i professionisti, una per ogni serie: Hellas(Verona) in serie A; Chievo(Verona) in serie B; Virtus(Verona) in serie C.

Verona è una città di circa 260 mila abitanti in Veneto, è attraversata dal fiume Adige , il secondo più’ lungo d’Italia, ed oltre che per lo sport è famosa in tutto il mondo per essere la città di Giulietta e Romeo i protagonisti dell’opera di William Shakespeare scritta alla fine del 1500; è inoltre nota per la famosa Arena : anfiteatro romano situato in pieno centro città, costruito intorno all’anno 100 è oggi il teatro all’aperto più grande del mondo ed ospita eventi molto importanti come concerti e rappresentazioni liriche dovute ad un eccellente acustica. Molto nota anche l’industria nel comparto dolciario, con i suoi famosi panettoni.

In questa città dove lo sport ha sempre rappresentato un elemento molto importante, negli anni passati si sono raggiunti i vertici dei rispettivo campionati anche con la pallacanestro e la pallavolo.

Tornando alle nostre tre squadre di calcio, rimanendo sull’attualità in questa stagione 2020-2021 ormai agli sgoccioli, che sarà sempre ricordata come la stagione della pandemia, con le partite giocate pressoché esclusivamente a porte chiuse, si sono distinte in modo positivo nei rispettivi campionati: l’Hellas in serie A ha raggiunto la decima posizione in campionato, una stagione che l’ha vista sempre nella parte sinistra della classifica, esprimendo un calcio concreto e valorizzando ulteriormente dei calciatori che ora saranno de veri uomini mercato, come Zaccagni, Faraoni e Dimarco per citarne tre. Il Chievo ha raggiunto i play off per la promozione in serie A, venendo eliminato solo ai tempi supplementari dal Venezia, che si giocherà la finale col Cittadella, (tutte compagini venete). La Virtus ha raggiunto i play off per la promozione in serie B, raggiungendo il secondo turno, nel primo turno era riuscita ad espugnare il Nereo Rocco di Trieste, nonostante 13 assenze nel gruppo squadra per positività al Covid 19, mentre nel secondo turno a Salò pur impattando per 1-1 ha dovuto lasciare il passo alla società del Garda meglio posizionata in classifica durante la stagione regolare.

L’Hellas Verona è la squadra principale della città, fondata nel 1903, assunse la denominazione di Hellas nel 1958, 30 stagioni disputate in serie A, con l’apice stabilito nella stagione 1984-1985 con la conquista dello scudetto sotto la guida di Osvaldo Bagnoli.

Il Chievo ha un origine molto antica fondato nel 1929 era la squadra dell’omonimo quartiere Chievo, nel corso dei decenni ha militato in tutte le categorie dalla terza categoria alla serie A, dove ha militato per 17 anni arrivando a disputare i preliminari di Champion’s League come miglior risultato. La svolta ci fu con l’acquisizione della squadra da parte della Paluani , la notissima industria dolciaria, per fare del Chievo una squadra “aziendale”, infatti per alcuni anni la denominazione fu PaluaniChievo, la società nel corso degli anni a piccoli passi scalo’ tutte le categorie fino al raggiungimento della massima serie.

La Virtus Verona è stata fondata nel 1921, e rappresenta il quartiere di Borgo Venezia, per moltissimi anni è stata protagonista dei campionati dilettantistici, negli ultimi anni la svolta con il primo campionato nei professionisti in lega pro seconda divisione disputato nel 2013-14 concluso con la retrocessione, per poi tornare in serie c nel 2018 dove il prossimo anno disputerà il suo quarto campionato consecutivo, l’apice della sua storia ,come precedentemente già accennato, è stato il decimo posto raggiunto in questo campionato di serie C, con l’eliminazione al secondo turno dei play off , dopo aver battuto nel primo turno in trasferta la Triestina.

Verona, può essere considerata senza dubbio la città del pallone almeno di provincia, nessuna altra città può vantare tre squadre nei campionati professionistici, e tre squadre che hanno raggiunto posizioni di vertice nei tornei di competenza, il risultato è indubbiamente frutto di serietà, impegno e competenza, il lato economico, fornito dalla ricchezza del territorio, è sicuramente importante, ma non sufficiente, se non investito con attenzione e professionalità.

Credo che il modello calcistico offerto dalla città di Verona, debba essere portato d’esempio, ma anche studiato e compreso, come in una realtà comunque di provincia , seppur importante, possono convivere tre club, tutti e tre in grado di ottenere ottimi risultati.

Finché la barca va…

La pausa delle nazionali, ci impone un primo bilancio di questa stagione, la prima interamente pandemica , in attesa del rush finale. La Juventus, rappresenta, a mio avviso, la più’ grande delusione stagionale, ma a dire il vero più che di delusione parlerei di scommessa persa. Negli ultimi 9 anni erano arrivati altrettanti titoli nazionali, il grande lavoro lo aveva fatto Antonio Conte, forgiando un grande gruppo, conferendo una grande personalità ed un idea di gioco offensiva ben definita che è stata inculcata come un marchio di fabbrica nella rosa di squadra, in particolare nei cosiddetti ” senatori” che hanno, negli anni successivi, provveduto a tramandarla ai nuovi arrivati: calciatori altrettanto importanti e funzionali al progetto Juventus. Gli allenatori che si sono alternati in queste stagioni(Conte, Allegri, Sarri), non hanno fatto altro che gestire il gruppo, cosa per altro non semplice, ma non hanno mai pensato di stravolgere l’impianto di gioco e tecnico ormai collaudato e necessario per continuare a vincere, sono stati più che altro gestori del gruppo e i risultati sono stati dalla loro parte. Di Sarri, ad esempio, si è detto di non aver mai proposto quello che viene definito “sarrismo” il suo stile di gioco che lo ha reso celebre sia a Empoli che a Napoli, gioco votato all’attacco dove spesso non trova posto un ariete centrale, inoltre Sarri è poco propenso ai cambiamenti di formazione, se stanno bene, per lui giocano sempre gli stessi, difficilmente dei gregari hanno avuto spazio nelle sue formazioni. Di questa filosofia a Torino, non si è visto praticamente niente, ma Sarri da uomo navigato ed esperto, ha capito velocemente che per continuare a vincere, almeno in campionato, non era il caso di procedere con stravolgimenti di gioco e di uomini, ma limitarsi a gestire meglio che poteva il gruppo, e, nonostante un piccolo intoppo come una sostituzione di Cristiano Ronaldo a partita in corso, con tanto di chiarimento e riconciliazione tra le parti, è riuscito a vincere il nono scudetto di fila, staccando la Lazio alla ripresa del campionato dopo la sospensione per Covid. In questa stagione, dopo l’esonero dello stesso Sarri, a cui è stata fatale l’eliminazione da una strana Champion’s League , disputata ad agosto dopo la fine del campionato, si è deciso, frettolosamente di affidare la guida della prima squadra ad Andrea Pirlo, che solo due settimane prima era stato ingaggiato come allenatore della squadra U23 militante in serie C, che avrebbe rappresentato la prima esperienza da tecnico per lo stesso Pirlo. Invece all’ indomani dell’eliminazione per mano del Lione e dell’esonero di Sarri, venne deciso di affidare le redini della prima squadra direttamente a Pirlo promuovendolo dall’U23 che non aveva nemmeno iniziato ad allenare. In questa scelta la dirigenza, sperava di trovare quello che per il Real Madrid era divenuto Zidane, di Pirlo si è sempre detto mentre giocava che fosse già un “allenatore in campo”, questa è stata la motivazione principale per far propendere per questa soluzione e non perdere tempo a cercare alternative valide e più’ costose. Dal primo momento Andrea Pirlo, ha dimostrato di voler “rompere” con il passato imponendo le sue idee, ed inserendo da subito in prima squadra dei giovani provenienti dalla seconda squadra. Un taglio nettissimo con il passato, ricorderete infatti nelle gestioni del quasi decennio precedente, anche i nuovi acquisti, con eccezione magari di Cristiano, venivano inseriti gradualmente nello scacchiere bianconero: da subito si è intuito che la squadra avesse perso lo smalto delle annate precedenti, e se inizialmente l’estro dei campioni è riuscito a mascherare, queste difficoltà, man mano che procedevano le partite si è capito che la Juve di Pirlo, non sarebbe stata in grado di continuare la striscia di vittorie in campionato, tra l’altro sarebbe stato il decimo scudetto di fila, un record a cui la dirigenza teneva particolarmente . Involuta, con un gioco non all’altezza e tutti i giovani utilizzati, che non si sono praticamente mai distinti, possiamo parlare di scommessa persa da parte dei dirigenti, se poi parliamo dell’eliminazione agli ottavi di finale di champion’s league per mano del Porto il quadro è completo, Sarri per molto molto meno è stato allontanato. La dirigenza, dice di voler insistere con Pirlo, che il progetto è appena agli albori vedremo, certo che per adesso è davvero fallimentare, se prima la barca andava da sola come radiocomandata, adesso è del tutto arenata e non riesce a disincagliarsi, chissà se con la finale di Coppa Italia, riuscirà, almeno, a riprendere il mare…

…maradona è megl’ e pelè…

…Maradona è megl’ e Pelè… Questa popolare canzoncina, ha accompagnato per anni, e probabilmente lo fa ancora, i milioni di napoletani sparsi per tutto il mondo e non solo loro, nacque negli anni’80 dopo l’arrivo nella squadra azzurra del miglior calciatore al mondo Diego Armando Maradona nel luglio del 1984. Ricordo nitidamente quel periodo, trascorrevo come tutti gli anni della mia gioventù l’estate sulle spiagge di Marina di Carrara, prima delle interminabili partite di pallone sulla spiaggia e di un tuffo nel mare, era d’obbligo la lettura del Corriere dello sport, che ormai, nonostante avessi solo 9 anni, acquistavo autonomamente: già allora “malato di calcio” divoravo con avidità le notizie che riguardavano il calcio mercato, con la possibile composizione per la nuova stagione delle rose, ero inoltre diciamo così “parte in causa” , la mia squadra del cuore l’Avellino si apprestava nella stagione 1984|85 a disputare il suo settimo campionato di serie A consecutivo. La trattativa Maradona-Napoli, non vi nego mi colse di sorpresa, ne credevo potesse andare a buon fine, certo parlavamo del Napoli una società di grandissime tradizioni, una città grande e meravigliosa, e, al tempo, con lo stadio più grande d’Italia il San Paolo capace di ospitare fino ad 85.000 spettatori, con un presidente molto ambizioso quale Corrado Ferlaino, tuttavia nella stagione precedente il Napoli si era classificato al 12° posto in classifica piazzandosi davanti alla Lazio e dietro all’Avellino centrando così la salvezza ed erano alcuni anni, ormai, che non lottava per i vertici della classifica. Questo era il clima, ma nonostante ciò quell’estate Diego Armando Maradona, il più forte calciatore del mondo, lasciò il Barcellona per trasferirsi al Napoli per 13 miliardi di lire.

L’arrivo di Diego a Napoli, andò ben aldilà dell’aspetto sportivo, o meglio l’aspetto sportivo fu il mezzo uno straordinario strumento maneggiato da centinaia di migliaia di persone, capace di scardinare tanti pregiudizi e di far riemergere nella popolazione l’orgoglio di essere napoletani, un termine quest’ultimo non più sinonimo di cose negative, ma invece portatore di gioia, rispetto, positività: partì un grande sentimento di rivalsa per la gente di Napoli. Certo tutto passò dal campo da gioco, dalle magie di Maradona, e dalla crescita lenta, ma costante della squadra, gli esordi nel 1984 non furono semplicissimi, nonostante accanto a Diego fossero arrivati altri ottimi elementi per far crescere il tasso tecnico come Salvatore Bagni, la prima annata non portò grandissime soddisfazioni, ma tanto entusiasmo quello si, e pose le basi per i grandi successi degli anni a venire.

La prima volta che vidi giocare dal vivo Diego Armando Maradona, fu nell’estate del 1989 gara amichevole: presso lo Stadio Partenio di Avellino si disputò Napoli- Racing Avellaneda squadra argentina (di questa gara conservo ancora il tagliando che all’ingresso mi fu strappato orizzontalmente e che vi mostro), che schierava tra i pali Ubaldo Fillol, portiere campione del mondo con l’Argentina ai campionati del mondo del 1978. Quella sera lo stadio Partenio era esaurito, erano presenti circa 40.000 spettatori quasi tutti provenienti dal capoluogo campano. Il Napoli si stava preparando per affrontare il campionato, che poi avrebbe vinto portando in dote il secondo scudetto, erano in campo tutti i titolari, ricordo in porta il compianto Giuliano Giuliani , e c’era ovviamente Maradona che giocò una grande partita, segnando una rete, ricordo i ritmi altissimi pur essendo un amichevole, il Napoli entusiasmò tutti noi presenti, in modo particolare i suoi tifosi ed alla fine vinse con il punteggio di 4-1.

La prima volta non si scorda mai, e sicuramente avrò sempre negli occhi le incredibili giocate di DAM nella gara amichevole di fine estate 1989; dirò di più, in generale penso di essere stato un privilegiato ad aver avuto la fortuna di poter vedere dal vivo le giocate di questo grande campione, è sicuramente qualcosa che mi ha arricchito molto personalmente e sono ricordi che custodisco con orgoglio ed un pizzico di malinconia dentro di me.

Di ben altro tenore fu il match in cui ebbi, ancora una volta, la possibilità di ammirare Diego Armando Maradona dal vivo, è il 30 giugno 1990 , il Napoli ha ormai conquistato il titolo di campione d’ Italia, e l’attenzione quell’estate si sposta sui campionati del mondo di calcio che si disputano in Italia.

Italia ’90 , riuscii a vedere tre partite dal vivo, purtroppo nessuna dell’Italia, ma fu comunque una bellissima esperienza , soprattutto nei miei ricordi di 15 enne, di grande gioia, condivisione e fratellanza con i tifosi di tante nazionalità diverse: la prima partita a cui assistetti fu Austria – Cecoslovacchia nel girone eliminatorio , le due nazionali erano nel girone dell’Italia il match si gioco’ a Firenze, successivamente vidi a Genova l”ottavo di Finale fra Eire -Romania terminato con la vittoria ai rigori dell’Eire futuro avversario dell’Italia ai quarti ed infine di nuovo a Firenze il quarto di finale tra Argentina e Jugoslavia. Furono match interessanti anche sotto il piano politico: la Cecoslovacchia era ancora una nazione unica, la Romania si era da poco liberata dalla dittatura comunista di Ceausescu, la Jugoslavia era ancora unita prima della frantumazione iniziata nel 1991, fu quella anzi l’ultima partita della Jugoslavia unita ad una grande manifestazione calcistica internazionale, infatti nel 1992 seppur qualificata rinuncio’ alla partecipazione ai campionati europei, al suo posto venne ripescata la Danimarca che incredibilmente si laureò campione d’Europa.

Tornando a quel 30 giugno 1990, quel giorno Firenze era avvolta dalla morsa di un caldo asfissiante, c’erano infatti ben 40 gradi e c’era una forte umidità tale da rendere molto faticoso anche il solo respirare. Quel giorno allo stadio Comunale (a quel tempo non era ancora stato intitolato alla memoria di Artemio Franchi) scattai alcune foto dalla mia postazione sugli spalti con la mia macchinetta fotografica con il rullino, per preservare il ricordo di quella partita e che vi mostro prima di continuare il racconto dei miei ricordi, in sequenza vedrete: l’ingresso delle formazioni sul terreno di giuoco, una porzione di stadio (curva Fiesole e tribuna laterale), una fase di gioco ed ,infine, il rigore calciato da Diego Armando Maradona (la qualità di quest’ultima foto purtroppo è condizionata dal riflesso del sole che stava tramontando).

Oltre al gran caldo ed ai colori e alla festa del tifo argentino, ricordo che fu una partita molto tattica, nell’Argentina c’era Maradona è vero, ma sul fronte opposto giocavano Dragan Stojkovic considerato il più’ forte giocatore d’Europa, Dejan Savicevic che avrebbe vinto tutto a livello di club con il Milan di Silvio Berlusconi, e Robert Prosinecki. Maradona non giocò in vero una gara memorabile, il clima afoso condiziono’ tutti, l’incontro termino’ a reti inviolate dopo 120′, quindi la gara si decise ai calci di rigore, Maradona calcio’ male e debolmente il suo permettendo la parata al portiere slavo, nonostante ciò la squadra dell’America del Sud riesci ad arrivare alle semifinali dove avrebbe incrociato l’Italia a Napoli…

Questi i miei ricordi diretti ed indelebili di Diego Armando Maradona, ed è così che voglio ricordarlo come calciatore e come uomo, che con il piglio dei più illuminati condottieri ha saputo guidare chiunque si identificasse in lui indipendentemente dalle divisioni geografiche, al riscatto sociale, all’uscita dall’emarginazione, al superamento di tanti stupidi pregiudizi; ma soprattutto con le sue giocate incredibili ha saputo donare tanti momenti di gioia e serenità dove erano realmente necessari.

UT MEMORIAE INDELEBILI

Libri & Palloni (4)

Cari amici appassionati di calcio, in questo nuovo appuntamento con la rubrica Libri& Palloni, il mio “consiglio” letterario si rivolge ad una lettura, a mio avviso assolutamente imperdibile, un libro scritto da un allenatore non fra i più’ celebrati ,ma assolutamente fra i più intelligenti , innovativi e seri del panorama nazionale. Un tecnico del quale ho iniziato a seguire la carriera nei primi anni ’90 quando portò una piccola realtà come il Sandona’, squadra di San dona’ di Piave, nei campionati professionistici, proponendo un calcio votato all’attacco, ma non per questo spregiudicato, ne squilibrato, un tecnico dalla storia davvero affascinante, che ho sempre stimato ed apprezzato particolarmente e che merita di essere ricordato e conosciuto da tutti per la sua signorilità , la sua carica di umanità , le sue idee e, soprattutto, per il suo ruolo di educatore, in uno sport, dove determinati valori sportivi ed umani vengono sempre più spesso soverchiati dalla forza dirompente del denaro.

Il libro, che io ho letto poche settimane fa, e che vi invito a leggere si intitola ” IL CALCIO E L’ISOLA CHE NON C’E’ ” edito da Mazzanti Libri pubblicato nel 2014 autore EZIO GLEREAN

La storia di Ezio Glerean comincia in Veneto a San Michele al Tagliamento dove nasce nel 1956, buon calciatore, io ho ricordi di lui nella Cavese e nel Trento negli anni ’80, ma le maggiori soddisfazioni calcistiche, arrivano una volta attaccate al cd chiodo le scarpe bullonate. Nei primi anni ’90 fu l’artefice dell’approdo per la prima volta tra i professionisti del Sandona’ la squadra di San Dona’ di Piave , una formazione composta da calciatori che avevano prevalentemente giocato fra i dilettanti, mettendo in mostra un calcio altamente offensivo, frutto di anni di studi in Olanda dove si e’ formato tecnicamente, molti dei giocatori di quella squadra furono poi grandi protagonisti anche nelle successive stagioni al Cittadella.

Proprio a Cittadella, il mister veneto cominciò ad avere le giuste attenzioni per il suo lavoro: prima di allora di Ezio Glerean si conosceva poco, si sapeva che aveva una bellissima moglie olandese , Caroline, ma le imprese calcistiche con il Sandona’ non avevano avuto il giusto risalto sulla stampa nazionale, anche perché non erano andate aldilà della serie C2, (negli anni successivi il Sandonà guidato da Bruno Tedino giocherà anche in serie C1), qui propose alla ribalta nazionale il suo famoso modulo ultraoffensivo 3-3-4 , con il quale riusci’ a portare una piccolissima realtà come Cittadella in serie B confermandosi protagonista, era un modulo offensivo ma tutto sommato anche equilibrato dove gli esterni d’attacco, dovevano essere bravi a ripiegare nella fase difensiva, cosi come gli esterni di centrocampo. Questo modulo assolutamente innovativo per il calcio italiano, dove fino ad allora già’ il 4-3-3 tanto caro a Zeman era considerato uno schema ultraoffensivo, dove in assenza di adeguata copertura difensiva si rischiava di essere troppo sbilanciati e subire molte reti, anche se il gioco era altamente spettacolare e molto spesso anche redditizio.

Ezio Glerean , come detto si formo’ come tecnico in Olanda, seguendo da vicino gli allenamenti dell’Ajax dove elaborò il suo impianto di gioco. Nel libro spiega bene le tecniche e le metodologie degli allenamenti che seguì, nei diversi periodi in cui fu ospite dell’Ajax, soffermandosi sulla figura di Joan Crujff allora allenatore dei lancieri e della sua supervisione su tutti gli allenamenti anche dei ragazzi delle giovanili, tutti allenati con lo stesso metodo con lo scopo di arrivare in prima squadra, i calciatori venivano scelti ed indirizzati fin da piccoli, inculcandogli i valori che da sempre hanno contraddistinto la squadra.

Proprio a questi valori , si è sempre ispirato il mister, cercando di imprimerli nelle menti dei giocatori che ha avuto a disposizione nel corso della sua carriera, cercando di trasmettere esempi morali e umani che alla base di ogni risultato e soddisfazione sportiva.

Oltre a ricordi e aneddoti di presidenti galantuomini, di gruppi di calciatori che sono diventati come come una sorta di seconda famiglia, di eccezioni di calciatori , che mal consigliati, hanno fatto prevalere gli aspetti materiali su quelli umani, il testo si sofferma molto sull’aspetto strettamente morale ed educativo che lo sport deve insegnare, ai valori come rispetto, lealtà e fiducia che dovrebbero essere alla base di ogni competizione di qualsiasi tipo.

Nel calcio attuale, dove i ritmi sono forsennati, dove a tutto viene dato un valore monetario, dove raramente viene concesso di sbagliare, queste teorie potrebbero fare sorridere ed essere considerate superate e viste come una perdita di tempo, ma a mio avviso sono ,invece, l’essenza stessa di questi fantastico sport, e chiunque abbia intenzione di approcciarvisi dovrebbe attenersi scrupolosamente alla loro osservanza, cercando di capire quale sia la scala di valori da seguire, e non cercando ,come sovente avviene oggi, quella che sia la via più’ velocemente indirizzata verso la popolarità e i guadagni: non dimenticare mai che il calcio prima che un lavoro è una passione , e come tutte le passioni va assecondata con rispetto ed abnegazione.

Sport & Parole

Aprendo il cassetto dei ricordi…(1)

Ben trovati, da oggi parte questa nuova rubrica, l’idea mi è venuta “aprendo” letteralmente un cassetto della scrivania del mio studio dove, fra le altre cose, conservo i biglietti delle partite di calcio a cui ho assistito ( purtroppo non tutti si parte dal 1984/85 solo allora mi venne la brillante idea di collezionarli), che a loro volta portano alla mente ricordi, aneddoti e tanta nostalgia in molti casi.

Chi mi conosce bene, sa che nella mia vita ci sono 3 squadre di riferimento. 3? Ebbene si, è vero dovrebbe essercene solo una nel cuore di ognuno di Noi, ma io sono tifoso della squadra della mia città natale Avellino e quindi per l’US Avellino 1912 per la quale devo dire tende uno 0,1% per cento in più rispetto alle altre due che si dividono equamente il 66,6% e sono la squadra della città dove sono cresciuto Carrara e quindi la Carrarese Calcio 1908 e la squadra che amo direi dall’adolescenza e che è indissolubilmente parte di me ossia l’ SS Lazio 1900. Per questa ragione, i miei ricordi sono principalmente legati a queste tre squadre, ma non solo infatti la vita ci porta poi a vivere altre esperienze, che non mancherò di raccontarvi nei prossimi articoli di questa rubrica.

Il ricordo di cui oggi voglio farvi partecipi risale alla stagione 1985/86 , per la quale oltre al biglietto di un incontro a cui ho assistito ho ritrovato delle foto dell’epoca originali, parliamo dell’ Avellino che sta disputando il suo ottavo campionato di Serie A consecutivo allenata quell’anno da un guru del calcio mondiale: Tomislav Ivic. Il tecnico di Spalato che nel corso della Sua carriera ha conquistato molti prestigiosi trofei fra cui una Coppa Intercontinentale col Porto, ma anche titoli sulle panchine di Ajax, Anderlecht, Atletico Madrid ed allenato PSG e Marsiglia.

Era una rosa , quella a disposizione di Ivic molto ben assortita, con tanti giocatori di altissimo profilo che hanno fatto la storia del nostro campionato di serie A, che all’epoca era davvero un campionato di elite, partecipavano solo 16 squadre ed era da tutti riconosciuto come ” il campionato più bello del mondo” e parteciparvi era un vero privilegio. Nella foto che vedete, la fascia di capitano, ad esempio, era indossata da Ramon Angel Diaz, formidabile centravanti argentino, che aveva partecipato ai mondiali del 1982 in Spagna e che negli anni successivi vincerà lo scudetto dei record con la maglia dell’internazionale guidata da Giovanni Trapattoni mettendo a segno 12 reti. Fra gli altri spicca in piedi al centro Fernando De Napoli , in basso Andrea Agostinelli, Paolo Benedetti , Alessandro Bertoni tre mattatori di quella stagione e si vede anche un giovane Angelo Alessio. Tutti giocatori, che non hanno certo bisogno di alcuna presentazione, ai quali sono particolarmente legato per quello che hanno dato in campo e per le emozioni che mi hanno trasmesso, ultima citazione per Nicola Di Leo, dopo anni come vice di Ottorino Piotti , prima, e Stefano Tacconi poi, finalmente il portiere di Trani, si prende la ribalta che merita.

All’epoca i tifosi erano molto di più del cd 12esimo uomo in campo, il Partenio poteva ospitare circa 40.000 spettatori e lo stadio era pieno in ogni gara disputata in casa , c’erano sempre non meno di 30/35.000 spettatori che trascinavano la squadra con il loro entusiasmo. Io avevo solo 10/11 anni, ma ho avuto la possibilità di assistere ad alcune partite in quella stagione sia in casa che in trasferta con dei ricordi che rimarranno sempre incisi sul mio cuore.

In questa fotografia, potete vedere il dettaglio della curva sud pochi istanti prima dell’inizio di un incontro, mentre probabilmente gli altoparlanti dopo aver proceduto alla lettura delle formazioni scandivano le note di Yellow Submarine storico inno dei biancoverdi.

In questa meravigliosa annata, un incontro a cui ho assistito e per il quale ho ritrovato, nel famoso cassetto , il tagliando d’ingresso si disputo’ il 5 gennaio 1986 in uno stadio Partenio tutto esaurito: Avellino-Juventus. Non era la prima gara contro la Juventus a cui assistevo, due anni prima anno 1983/84 assistetti in curva nord ad Avellino-Juventus terminata 1-2 con un gol beffa di Penzo a tempo ormai scaduto: di questa partita ho già parlato nell’articolo ” IN TRENO, PER CASO…..” del 22 settembre 2018 dedicato a Dante Bertoneri.

Ricordo lo stadio stracolmo e l’incredibile atmosfera che si viveva negli stadi negli anni 80, la sensazione di partecipare un evento veramente importante, penso spesso a quegli anni alle partite a quei giocatori, i sentimenti che prevalgono dentro di me sono sempre malinconia e nostalgia per quei periodi, ma anche la gioia per aver vissuto direttamente certe emozioni che faranno parte di me per sempre.

La gara fu molto combattuta e termino’ a reti inviolate, ricordo nitidamente le giocate di Michel Platini, e osservai con particolare attenzione le prestazioni degli ex Stefano Tacconi e Luciano Favero nonché le sfuriate dalla panchina di Giovanni Trapattoni.

Platini e Diaz furono i più pericolosi, nel complesso fu una bella gara giocata a viso aperto , raccogliemmo un buon punto che mi rese pienamente soddisfatto al termine dell’incontro.

Terminato l’incontro, ingorgati nel traffico, con il pensiero fisso di arrivare a casa in tempo per vedere 90esimo minuto e rivedere le immagini del match, erano altri tempi erano gli anni 80, dove tutto aveva un sapore diverso, più vero e genuino con poche frenesie, sono contento di averli vissuti in prima persona e sono molto felice di raccontarveli.

Equilibrio & Precarietà

Dopo tanti anni, in questa stagione per quanto riguarda il campionato di Serie A, assistiamo ad un avvincente e sostanziale equilibrio in classifica: certo siamo solo alla quinta giornata, ma per adesso regna un sostanziale equilibrio, figlio di battute a vuoto a volte anche inpronosticabili, di formazioni accreditate per essere assolute protagoniste.

Il Milan, in questo momento sta svolgendo la parte del leone , primo posto in classifica, respirando aria di alta classifica come non succedeva da anni, ma subito dietro molte squadre in 3 punti. Un prima chiave di lettura per la classifica cosi’ corta, è senza ‘altro dovuta alla congestione del calendario, dovuta alle vicissitudini pandemiche, la stagione è iniziata a fine settembre, e subito si sono susseguiti impegni di campionato , coppe europee e soprattutto nazionali: ne è un esempio lampante l’Atalanta, grande protagonista la scorsa stagione e quest’anno in cinque gare ha subito due battute d’arresto piuttosto clamorose la prima dopo la prima sosta per le nazionali, con la maggior parte dei suoi giocatori arrivati di giovedì’ da ogni parte del mondo e il sabato sconfitta nettamente a Napoli per 4 a 1 , Napoli che invece come ricorderete, veniva da un lungo periodo di inattività causa Covid, che aveva visto la squadra campana, rinunciare alla trasferta contro la Juventus (con la conseguente sconfitta a tavolino e 1 punto di penalizzazione come da regolamento) con i propri tesserati costretti all’isolamento e a rinunciare alle rispettive nazionali; la seconda dopo la prima gara in trasferta di coppa dei campioni in Danimarca , vinta per altro nettamente di mercoledì, ma il sabato in campionato è stata sconfitta nettamente in casa dalla Sampdoria (che non gioca le coppe) per 3 a 1.

Un seconda chiave di lettura, puo’ essere data dal Covid, e dalle regole dettate dal protocollo FIGC sull’attività agonistica nei campionati professionistici. I calciatori, sono continuamente monitorati, sottoponendosi costantemente ai controlli mediante i famosi ” tamponi” ed ovviamente in caso di positività sono costretti a fermarsi fino alla negatività. il Covid non fa sconti a nessuno, mentre scrivo Cristiano Ronaldo è in isolamento risultato positivo durante la sosta delle nazionali, quindi ormai da due settimane, ad inizio stagione era toccato a Zlatan Ibrahimovic . Il protocollo prevede che per affrontare una gara di campionato è sufficiente avere a disposizione 13 calciatori “sani” tra quelli inseriti nella lista fra cui almeno un portiere, e che ogni società, nell’arco della stagione ha la possibilità di chiedere una sola volta il rinvio della gara nonostante la negatività di ,appunto, almeno 13 calciatori come detto (il Genoa ha fruito di questo diritto optando per il rinvio della gara col Torino vista la positività nel gruppo squadra di molti elementi, più di recente anche il Palermo ha optato per il rinvio di una gara di campionato in serie C). Siamo solo alla quinta giornata, c’è da pensare, che con l’escalation di contagi che abbiamo da alcuni giorni , il mondo del calcio sarà sempre più colpito , con la possibilità di ribaltare i valori effettivi delle rose, per questo motivo, paradossalmente, sarà un campionato molto interessante, dove difficilmente si vedrà prevalere nettamente un team piuttosto che un altro, sempre , ovviamente, atteso che la stagione non si fermi temporaneamente, come era successo lo scorso anno o addirittura si decidesse di concluderla in anticipo!

Pandemia a parte, la squadra, a mio avviso, più completa per la vittoria finale è indubbiamente l’Internazionale, che seguendo la crescita costante degli ultimi due anni, per questa stagione ha allestito una rosa davvero competitiva, su standard qualitativamente eccellenti in ogni reparto, facendone la favorita numero uno per lo scudetto, l’unico punto debole, se cosi può’ essere definito, potrebbe essere quello del portiere dove dopo tanti anni da assoluto protagonista Handanovic, dimostra di aver perso un pochino della sua storica brillantezza, dovuta soprattutto al trascorrere degli anni: stiamo parlando di un calciatore di 36 anni, rimane comunque molto affidabile.

La sorte avversa continua a bersagliare il talento di Nicolo’ Zaniolo, il fuoriclasse della Roma ha subito un altro gravissimo infortunio, al ginocchio diverso rispetto a quello dello scorso campionato, anche quest’anno sarà costretto a giocare solo una piccola parte della stagione , con i campionati europei nuovamente a rischio. Secondo il mio parere , tenuto conto che non potrà tornare a giocare prima di marzo, un opzione importante e valida per restituirlo al calcio giocato senza frenesie e ricadute, potrebbe essere quella di prestarlo per la seconda parte della stagione allo Spezia, la squadra della sua città, dove è cresciuto e dove vivono i genitori Igor e Francesca e la sorella Benedetta: lo Spezia gioca in serie A, e per Nicolo’ sarebbe ,a mio avviso, la soluzione ideale in un ambiente che conosce bene, seguito dalla sua famiglia, mettersi alle spalle il secondo grande infortunio della sua carriera ,giocare le ultime gare della stagione a casa sua per riproporsi più forte e combattivo che mai per la nazionale e per la stagione successiva con i giallorossi. Inoltre, questa soluzione, avrebbe indubbiamente un connotazione “romantica” con Nicolo’ che vestirebbe la maglia degli aquilotti come suo padre Igor Zaniolo prima di lui.

Ultima nota, per il pubblico nei campi sportivi: per quanto io stesso soffra tremendamente a non poter andare ad assistere alle gare , trovo giusto per contenere il propagarsi del virus, l’assenza dei tifosi sugli spalti, nonostante il calcio è effettivamente dei tifosi, e senza il loro calore ed il loro colore negli stadi non è affatto la stessa cosa. Di recente è stato ammesso l’ingresso di un numero esiguo di spettatori, pubblico spesso selezionato dalle stesse società, a mio avviso in questa fase cosi delicata sarebbe il caso di chiudere l’accesso agli impianti anche a questa fetta di tifosi seppur molto ridotta, spesso nonostante le raccomandazioni, non sono stati in grado di rispettare le norme di sicurezza, in particolare del distanziamento sociale creando situazioni potenzialmente molto pericolose.

Messi&co(vid).

In questa strana stagione sportiva, ove non si scorgono confini definiti, come un fulmine a ciel sereno è inaspettatamente esplosa la bomba Lionel Messi!

Lionel “Leo” Messi il più forte calciatore del mondo, degno erede di: Edson arantes do nascimento detto “Pelè” , Diego Armando Maradona , Ronaldo Nazario da lima detto semplicemente “Ronaldo” , complice la fragorosa batosta subita nei quarti di finale delle final eight di Champions League , disputate a Lisbona, ad opera del Bayern Monaco( poi vincitore della competizione), che si è imposto per 8 a 2, ha comunicato al suo club di apparenza dove è vincolato da un contratto in scadenza 30.06.2021 , la sua volontà di essere ceduto. Una decisione difficilmente prevedibile, se pensiamo che Leo ha trascorso nel Barcellona la sua intera vita calcistica e che oramai 33enne si avviava alle ultime stagioni della sua carriera che lo hanno portato a vincere tutto, quantomeno a livello di club.

Difficile pronosticare, allo stato attuale delle cose gli sviluppi di questa vicenda: il calciatore ha nel suo contratto un accordo che gli consente( consentiva) di liberarsi gratuitamente se fatto valere entra il 31 maggio dopodiché chi vuole portarlo via alla squadra catalana prima della scadenza naturale del contratto, dovrebbe versare l’importo della clausola necessaria per la risoluzione anticipata dell’accordo pari ad euro 700.000.000,00 . Il nuovo club di Messi(Manchester City?Internazionale?Boca Juniors?) dovrà pagare l’intero importo della clausola? aspetterà la scadenza naturale del contratto? Lo stesso Messi ritiene che per via del prolungamento della stagione a causa della pandemia dovuta al Covid 19, anche la data del 31 maggio deve essere provata per potersi liberare da subito a parametro zero, la società, ovviamente, è di parere opposto, si potrebbe ricorrere ai tribunali per dirimere la questione, questo no farà altro che far slittare la decisione ed acuire le tensioni già forti fra la proprietà del club e il calciatore che ne ha fatto la storia.

In questa strana stagione, dove in pratica non sono presenti i limiti fra la vecchia annata terminata ufficialmente il 23 agosto e quella nuova, (pensiamo al campionato francese già cominciato) più’ che dal congestionamento del calendario, dagli impegni ravvicinati che anche quest’anno si susseguiranno, ricordiamo infatti che a fine maggio si disputeranno, meglio si dovrebbero disputare i campionati europei , appunto posticipati di 12 mesi, la vera scossa è stata data dal caso Messi, davvero clamoroso, che potrebbe coinvolgere anche i club di casa nostra, tanto ghiotta potrebbe essere l’occasione: club di casa nostra che mai come quest’anno dopo quasi un decennio di egemonia Juventus, potrebbero vivere una nuova stagione di livellamento delle forze in campo. La Juventus, punta si al decimo titolo nazionale consecutivo, ma ha dato vita nelle ultime settimane ad un drastico rinnovamento, che forse la scorsa stagione era stato solo rimandato. L’idea di affidare la panchina ad Andrea Pirlo, che da calciatore ha contribuito in maniera determinante al ciclo vittorioso che dura come detto da nove stagioni, non da certezze di successo, non avendo mai allenato , non possiamo sbilanciarci con certezza sulle sue doti di allenamento, gestione delle risorse, gestione delle pressioni. Di Andrea Pirlo, si è sempre detto quando giocava essere un “allenatore in campo” , adesso lo potrà dimostrare, certo la scelta è affascinante e coraggiosa allo stesso tempo: l’idea che da a me , è una rottura rispetto alla continuità del passato, c’e’ bisogno di uno svecchiamento della rosa e dell’apertura di un nuovo ciclo, ma questo nuovo ciclo sarà subito vincente?

Ai nastri di partenza della stagione 2020/21 l’Inter parte appaiata ma a mio modo di vedere anche favorita nei confronti della Juventus, una crescita costante da quando si è insediata la proprietà cinese, che ha consentito ai nerazzurri di erodere sempre di più il margine che li distanziava dai bianconeri, con pochi innesti di qualità, con calciatori già “pronti” assecondando lerichiesti di Antonio Conte, i nerazzurri potrebbero incontrare un solo grande ostacolo: loro stessi! così come è stato anche per il recente passato, ma la crescita anche in personalità della squadra si vede anche da queste cose, dalla corretta gestione fisica e mentale delle situazioni di difficoltà che sicuramente incontreranno.

Nella stagione agli albori, che vedrà il ritorno della Lazio in Champions Leaugue dopo oltre dieci anni, desta molto la mia curiosità un team che disputerà il prossimo campionato di serie B: il Monza, analizzando la qualità degli acquisti e della rosa al momento a disposizione dell’allenatore Brocchi, sembra una squadra già pronta per giocare tranquillamente in serie A, vedremo se come lo scorso anno in serie C, anche la serie B avrà la sua padrona indiscussa ed incontrastata nella compagine brianzola guidata da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.

OTTOVOLANTE

otto volante ( approfondimento) m sing

  1. talvolta futuristica, è un’attrazione da luna park costituita da un trenino su rotaie sopraelevate che percorre un tracciato fatto di salite ripidissime e di discese veloci e vertiginose oppure da cabine a distanza, attorno ad una ruota che può porsi obliquamente, in orizzontale ed anche in verticale e che si esibisce in vorticosi giri nei parchi dei divertimenti l’otto volante moderno è forse l’attrazione per cui serve più coraggio.

Nei giorni scorsi sono stato nella città di Livorno, città bellissima e storica, anche se oggettivamente poco curata: grande tradizione marinara ,militare e commerciale, basti ricordare l’accademia militare che ha formato e forma tuttora chi decide di intraprendere la carriera militare in ambito navale; il porto commerciale e turistico fra i più importanti dell’intero Mar Mediterraneo; grande tradizione gastronomica pensiamo al famoso “cacciucco” ; centro culturale ed artistico di prim’ordine basti pensare che Livorno a titolo di esemplare è la città di Amedeo Modigliani.

Livorno è anche calcio di grandi tradizioni , che ha visto la squadra militare a lungo in serie A in vari periodi storici, dando al mondo del pallone grandi campioni due fra tutti Armando Picchi perno della Grande Inter, cui è dedicato lo stadio della città, e più di recente Cristiano Lucarelli. Da due decenni il Livorno calcio e’ gestito da Aldo spinelli, già in precedenza proprietario del Genoa, con grandi interessi in città in ambito portuale, a Spinelli presidente, comunque non particolarmente amato, sono legati numerosi successi della squadra amaranto, raccolta in serie c e portata a disputare le coppe europee. La storia recentissima, vede il Livorno che sta concludendo il campionato di serie B, ripreso dopo l’interruzione dovuta al propagarsi del Covid 19, relegato all’ultimo posto in classifica, con 6 giornate ancora da disputare ed un ritardo dalla quintultima di 15 punti, oramai la retrocessione in serie C pare inevitabile, seppure non ancora certa. Il giocare a porte chiuse senz’altro non aiuta, il pubblico livornese è sanguigno e molto passionale, capace di contestazioni durissime, ma anche di trascinare letteralmente i giocatori tanto in casa quanto in trasferta con la loro carica: in questo periodo non poter andare allo stadio e dover seguire da casa le difficoltà della propria squadra del cuore, acuisce un senso di rabbia e frustrazione. Da tempo il patron Spinelli ha manifestato dopo tanti anni , la volontà di disimpegnarsi dalla guida della società. Recentemente è fallita una trattativa che sembrava molto ben avviata con un imprenditore libanese, a questo punto l’auspicio è che l’amministrazione comunale con in testa il sindaco si faccia promotrice, direi quasi sponsor per mettere in contatto cordate di imprenditori seri realmente intenzionati a fare calcio a Livorno, la famiglia Spinelli sono certo in caso di bisogno, si farà carico dell’iscrizione al campionato anche in serie C della squadra ma senza rinnovare i fasti del passato e con scarso entusiasmo, considerando al capolinea la loro esperienza.

Spostandoci di circa 500 km verso sud, ma non di categoria di campionato, troviamo una città con entusiasmo diametralmente opposto, siamo nella regione del Sannio, nell’entroterra campano dove troviamo una città di circa 60mila abitanti: Benevento.

Il Benevento calcio, ha compiuto una cavalcata straordinaria, assolutamente non interrotta dalla lunga pausa a causa della pandemia, ha raggiunto l’aritmetica certezza di disputare il prossimo campionato di serie A, nonché l’aritmetica certezza della prima posizione in classifica, con ben sette giornate di anticipo, mantenendo una media punti impressionante e sempre costante per tutto l’arco della stagione, guidata da un grande e rilanciato( come allenatore) Filippo Inzaghi. Programmazione e investimenti hanno fatto si che a distanza di due anni, dalla prima e fino a ora unica esperienza in serie A, della squadra sannita, si potesse trionfalmente tornare nella massima serie , con prospettiva questa volta di rimanerci, evitando gli errori commessi in passato con la prospettiva di poter avere a disposizione un budget molto importante per la costruzione della “rosa” per la prossima stagione agonistica. Pensate che il Benevento nella sua storia ha disputato il primo campionato di serie b solamente nella stagione 2016-2017, in precedenza aveva giocato solo in serie c (molto a lungo) e nelle categorie dilettantistiche, sfiorando la promozione in serie B nel 1983.

Il gioco del calcio può’ essere analizzato sotto numerosi aspetti, indubbiamente ha una grande valenza anche sociologica e antropologica, ed è metafora della vita e delle sue numerosi sfaccettature ed impersonificazioni. Numerosi esempi si sono succeduti soprattutto negli ultimi 30 anni, dove la fantasia e il coraggio, ma anche lungimiranza, programmazione e capacità personali anche senza l’ausilio di ingentissimi capitali, hanno trovato sbocco e appagato e soddisfatto ambizioni personali e poi di conseguenza diffuse.

Quest’ultima è una delle cose, che mi affascinano di più’ al di la’ del tifo sano, l’appassionarsi con simpatia a determinate realtà, che non hanno alle spalle grossi capitali , grosse strutture o grossi bacini di utenza, ma col tempo, con le capacità e l’intelligenza di proprietari e dirigenti, riescono a scalare i vertici del calcio ed arrivare a competere, senza snaturarsi, con le realtà più ricche e blasonate, vari esempi si rincorrono, pensiamo all’Empoli cittadina industriale alle porte di Firenze che è arrivata a disputare le coppe europee, o paesini come Castel di Sangro di poche migliaia di anime che ha disputato due campionati di serie B, senza tralasciare la leggendaria impresa del Verona di Osvaldo Bagnoli campione d’Italia nel 1985, ma quella che ricordo sempre, per ora, con maggiore ammirazione è la favola del Chievo, nata come squadra aziendale voluta dal suo patron, notissimo produttore di panettoni, la società di un piccolo quartiere di Verona giocava stabilmente nei campionati dilettantistici fino agli anni ’80 dello scorso millennio, poi piano piano sempre badando principalmente al bilancio, il giocattolo Chievo ha iniziato la sua scalata, disputando vari campionati di serie C, poi sempre più’ su fino a disputare 17 campionati in serie A! Una grande peculiarità del Chievo, dalla serie C, fino ai primo campionati di A, fu quella di confermare sempre in blocco i giocatori più rappresentativi, in un ottica che potremmo definire quasi “aziendale” o “aziendalista” in linea con l’indirizzo della proprietà, dando un indubbio vantaggio per l’ambientamento dei calciatori nuovi arrivati che andavano ad arricchire l’organico .

Il calcio come la vita è una grande giostra c’è chi sale e chi scende, la storia ci e mi ha insegnato che è una questione di cicli, il tifoso che ora è rattristato dalle sorti negative della squadra che ama, può pensare solo in positivo per il futuro, magari non prossimo, ma alimentare questa speranza e poi piano piano trasformarla in certezza fino a farla diventare realtà, non fa che far aumentare a dismisura l’amore per questo sport sempre più metafora della vita.