Il treno ROMANO

Circa 30 anni fa, feci un sogno, che una volta sveglio ricordai nitidamente, c’era una partita della Lazio, e il centravanti con la maglia numero 9 segno’ tre gol mandando in delirio la folla, di cui era l’idolo indiscusso, sopra il numero 9 aveva il suo cognome Mussolini! A quel tempo Romano Floriani Mussolini non era nemmeno nato, il terzino destro numero 15 della Lazio, è infatti venuto al mondo il 27 gennaio 2003 a Roma da Mauro FlorianI e Alessandra Mussolini, quindi , come potete immaginare, quando scoprii , non tanto la Sua esistenza, visto che la mamma è comunque un personaggio pubblico molto noto, ma che fosse un calciatore tesserato per la SSLazio, posso dirvi che con trepida attesa ho aspettato il suo esordio in prima squadra , e quel 24 agosto 2026, quando è entrato in campo al posto dell’infortunato Marusic, per me è stato come la chiusura di un grande cerchio, che si era aperto con quello strano sogno di circa 30 anni fa!

Romano Floriani Mussolini, oggi è lazialità pura, ma rabbrividisco all’idea che comincio’, da bambino a giocare per la Roma, per poi passare comunque nella Lazio all’ età di 13 anni nel 2016, dove è arrivato a diventare il capitano della squadra primavera , ed essere attenzionato dai tecnici della prima squadra, nel 2021 la prima convocazione con i grandi scelto da Maurizio Sarri. Ricordo in particolare, un derby vinto con la Roma, con Romano in panchina, e poi ad esultare negli spogliatoi in un iconica foto di gruppo datata 19 marzo 2023, accanto a Sergej Milinkovic-Savic, in quella foto di lato presente anche il leggendario Maurizio Manzini (vedi articolo del 9 maggio 2026). Ricordiamo, anche un prestito di sei mesi, nella società Vigor Perconti, nel 2018 molto formativa.

Romano, ando’ in quei due anni in panchina numerose volte con Sarri, sia in serie A, che nelle Coppe Europee, trepidavo in attesa del suo esordio, che però in quel periodo non arrivo’.

Siamo nel 2023/24, Sarri è sempre l’allenatore, Floriani Mussolini, partecipa al ritiro estivo con grande entusiasmo, ma la dirigenza decide che è il caso di fare maturare esperienza al giovane ragazzo, ed ecco il prestito in serie C al Pescara, squadra blasonata, bellissima città sul mare,non lontanissima da Roma. Pescara allenato inizialmente da Zdenek Zeman, poi successivamente da Giovanni Bucaro, in seguito alle dimissioni di Zeman per motivi di salute: Floriani Mussolini, appena ventenne, parte in sordina, per poi , pero’, nel corso delle settimane , con il lavoro quotidiano, imporsi come titolare, sulla fascia destra, cominciando a proporre le sue accelerate, le sue sovrapposizioni sulla fascia, creando superiorità numerica in fase offensiva, sfruttando, la sua incredibile velocità, da qui il soprannome “TRENO”. Il Pescara raggiunge i play-off, senza pero’ conquistare la serie B.

Tornato alla base, viene, subito girato nuovamente in prestito, ma questa volta in serie B, alla Juve Stabia: prestito con diritto di riscatto e controriscatto (che verrà esercitato). Ancora una volta, devo aspettare e sperare nell’esordio con la maglia della Lazio. In Campania, Romano, prosegue con i suoi progressi , sulla maglia sopra il numero 15 compare ” F. Mussolini”, prediligendo il cognome della madre, questo non comporta in effetti grosse polemiche, tranne che in occasione del suo primo gol da professionista, dove una parte della stampa, cercò di strumentalizzare la sua esultanza. A Castellammare , in una ottima squadra di giovani (come Fortini e Leone), guidata da Guido Pagliuca si impone subito come titolare, giocando piu che altro come esterno alto in un 3-5-2, risultando a fine torneo il giocatore , fra le altre cose, piu’ veloce del campionato, una vera e propria freccia. Ho avuto modo, durante quel campjonato di vederlo giocare dal vivo e rimanere , impressionato, dalla maturità tattica e dalla velocita’ di questo ragazzo, ero certo che l’anno successivo avrebbe fatto parte della rosa della Lazio.

Invece, nella stagione successiva, si ritiene il reparto gia’ completo con Hysaj, Lazzari e Marusic, il “ragazzo” (22 anni), deve fare ancora esperienza! Penso alle squadre piu’ titolate inglesi, spagnole e francesi, con i 20enni che ormai sono gia’ dei veterani…Arriva un nuovo salto di categoria in serie A alla Cremonese, ma con una formula che mi getta nello sconforto, prestito con diritto di riscatto fissato a 5 mln, senza controriscatto, lo scorso anno ho pensato che il sogno di vedere Floriani Mussolini giocare nella Lazio, si sarebbe arrestato per sempre! per altro la Cremonese trascinata dall’inglese Vardy, parte molto bene, pensando ad una tranquilla salvezza, dietro le spalle sopra al suo numero che ormai è il 15 , compare la scritta ROMANO, il suo nome di battesimo, per evitare le polemiche relative alla sua discendenza ingombrante , di cui parleremo piu’ avanti. Anche nella massima serie, Romano si impone come titolare, alla fine da esordiente metterà a referto 28 presenze in campionato! Proprio nelle ultime battute di un campionato, che sempre l’aveva vista in posizione tranquilla, la squadra grigiorossa , inaspettatamente retrocede in serie B, a quel punto un riscatto che in serie A sarebbe stato scontato, non viene esercitato , e Floriani Mussolini fa , per la terza volta ritorno alla Lazio, dopo aver giocato, nei tre anni di prestito, nelle tre categorie professionistiche.

Siamo a luglio 2026, allenatore Gennaro Gattuso, reduce dall’ennesimo fallimento della Nazionale Italiana, per la terza volta fuori dai mondiali, ancora una volta i piu’ esperti Lazzari e Marusic (comunque due colonne storiche delle Lazio), paiono chiudere gli spazi sulla fascia destra, anche in virtu’ dell’assenza della Lazio dalle coppe europee, quindi con minori impegni da affrontare. Gattuso sceglie comunque di testarlo durante il ritiro, spronandolo in continuazione. Gioca le amichevoli, spesso parte da titolare, ma non gioca in Coppa Italia, nella debacle con il Mantova. il Mister sembra preferirgli il piu’ esperto Marusic classe 1992, ma il 24 agosto , dopo una manciata di minuti, quest’utimo si fa male,( destino??) entra Floriani Mussolini con il suo numero 15 con il suo nome di battesimo stampato dietro la maglia, per me ,emozionatissimo, un cerchio lungo 30 anni che si chiude, per Lui forse anche, ma uno piu’ luminoso si è appena aperto!

Il nome o cognome sul retro della maglietta , ha alimentato, odiose polemiche da quando è salito alla ribalta, rinunciare ai cognomi , in favore del suo nome di battesimo, le ha , un po’ attenuate.

Del resto, fa parte di una famiglia, davvero incredibile: figlio di Mauro Floriani e Alessandra Mussolini. Da parte del padre si sa poco, anche se non ci sono notizie certe e collegamenti precisi, posso immaginare che possa avere una parentela diretta ( nonno? prozio?) con il Generale Marcello Floriani(1917-1994), eroe della seconda guerra mondiale, Medaglia d’oro al valor militare, per la battaglia di Tobruk del 1941, e poi nel dopoguerra, scalando i vertici della guardia di Finanza, fino a diventare Generale. Ripeto non ho notizie certe, su questa eventuale parentela, nel caso potete darmi conferma o meno voi cari lettori! Comunque anche Mauro Floriani classe 1961 ha avuto una importante carriera militare nella Guardia di Finanza fino al grado di Maggiore, e poi dirigente delle ferrovie dello stato per circa 20 anni, economista e tributarista con 2 lauree all’attivo.

La Mamma Alessandra Mussolini, politica, donna di spettacolo, artista, attrice nonche’ laureata in Medicina e Chirurgia(!) ,con una doppia incredibile discendenza. La madre è infatti Maria Scicolone, la sorella della piu’ famosa Sofia Scicolone, in arte Sofia Loren, l’attrice piu’ bella e famosa d’Italia, oggi si direbbe iconica, adesso ultra novantenne vive in Svizzera. Originaria di Pozzuoli, fino alla conquista di Hollywood, grazie alla tenacia della madre Romilda Villani, bisnonna materna di Romano Floriani Mussolini. Lato paterno è invece figlia del pianista, jazzista e pittore(famosi i suoi clown) Romano Mussolini, quarto figlio di Benito Mussolini(1883-1945) e Rachele Guidi (1890-1979)

Quindi una famiglia e una discendenza ,alquanto ingombrante, per un ragazzo di 23 anni, che ha Sophia Loren come prozia e Benito Mussolini come bisnonno , fra tutti gli altri( è davvero il caso di dirlo!!!!)

Romano Floriani Mussolini, che ricordiamo, si è diplomato alla St. George International School di Roma, parlando correttamente l’inglese, e frequenta all’università il corso di Business Administration, con un occhio, quindi, al futuro quando la carriera di calciatore sarà terminata.

Ad ogni buon conto, al di la’ del cognome impegnativo, e di una discendenza molto ingombrante Romano Floriani Mussolini, vuole essere conosciuto e apprezzato per il suo lavoro, la sua carriera di calciatore professionista, che attualmente dopo molti sacrifici, puo’ svolgere nella sua squadra del cuore la SS Lazio 1900!

I due gemelli del goal

Cristian e Stiven Shpendi, di nazionalità albanese, nascono in Italia ad Ancona il 19 maggio 2003. Somiglianti come due gocce d’acqua, cominciamo a giocare nel San Marino Academy, con il medesimo ruolo : Centravanti! Nel 2019 appena sedicenni, vengono acquistati in blocco (entrambi) dal Cesena.

Nel 2022 con la squadra primavera conquistano il double: Campionato primavera 2 e Supercoppa primavera 2!! In quella stessa stagione entrambi esordiscono fra i professionisti in serie C, Cristian sommerà alla fine 5 presenze e Stiven 2.

Nella stagione 2022-23 entrambi seppur appena diciannovenni entrano in pianta stabile in prima squadra sempre in serie C, sovente, formando la coppia offensiva titolare. In questa stagione è Stiven ad esplodere definitivamente, mettendo a referto 29 presenze e ben 12 goal!!Cristian mette invece a referto 15 presenze e una marcatura. Questa grande stagione , apre a Stiven le porte della Serie A, infatti al termine della sessione estiva del calciomercato, passa a titolo definitivo all’Empoli, e all’eta’ di 20 anni i due gemelli si separano. Tuttavia la prima stagione in serie A, risulta piu’ difficoltosa del previsto per Stiven, che non riesce a segnare alcuna rete, nelle 12 gare di campionato disputate, al contrario per Cristian arriva la definitiva consacrazione, il Cesena vince il Campionato di serie C, e lui segna 20 gol in 32 partite!

Nella stagione 2024/25 sono entrambi ai nastri di partenza della serie B, Stiven infatti per fare esperienza, viene ceduto in prestito alla neopromossa Carrarese, di Mister Antonio Calabro, mentre Cristian è un punto fermo per le ambizioni del Cesena. In questa annata Cristian la fa da mattatore, imponendosi anche in serie B con 34 presenze e 11 gol! Stiven segnerà, solo 4 gol in 25 presenze, seppur tutti molto belli, uno , per altro, alla sua ex squadra, il Cesena nella vittoria della Carrarese per 2-0 a dicembre 2024, uno altrettanto bello contro il Palermo alla “Favorita”, contribuendo comunque ad una storica salvezza della compagine Apuana.

Screenshot

Nella foto , qui sopra tratta dal profilo Instagram de ” Ilsantonenelpallone”, potete vederMi in compagnia dei due gemelli , al termine della stagione 2024/25, per altro due ragazzi estremamente disponibili, gentili ed educati.

Nella stagione 2025/26 , nonostante le numerose richiesta Cristian resta a Cesena , oramai una confort zone, dove è il beniamino indiscusso della tifoseria, mentre Stiven fa riento ad Empoli, retrocesso in serie B. Lo scorso anno Stiven è autore di una stagione sontuosa ,nonostante l’Empoli riesca a salvarsi solo all’ultima giornata, per lui ci sono 35 presenze e ben 15 gol!! Per il gemello Cristian 37 presenze e 12 gol!

Nell’estate che sta terminando , per entrambi sono arrivate, numerosissime e molto vantaggiose offerte, c’è chi ha provato ad acquistarli entrambi, o separati, ma alla file Cristian è rimasto ancora una volta a Cesena, fino a oggi ha segnato 3 gol in tre gare di campionato, superando le 50 reti con la maglia dei romagnoli. Stiven è rimasto ad Empoli per lui fino a oggi, 1 gol in due partite disputate.

Inoltre Cristian conta 3 presenze nella nazionale maggiore albanese, invece Stiven, non vi ha ,ancora, esordito, conta comunque 16 presenze e 6 reti con la Under 21 albanese.

Da inguaribile romantico, quale sono, vorrei rivedere i gemelli del Goal insieme nel Cesena, la squadra che piu’ li rappresenta, se non fosse possibile cio’, mi accontenterei di vederli, rigiocare insieme, nello stesso club, sono convinto, che sarebbe una coppia di centravanti, complementare, ed in grado di fare molto bene anche in serie A, ad ogni buon conto sono ancora molto giovani (classe 2003), e questa cosa si potrà senz’altro, ancora, realizzare nel futuro.

La minestra riscaldata

Dopo mesi di trono vacante, all’indomani della ormai ennesima non qualificazione azzurra alla fase finale di un campionato del mondo di calcio( la terza consecutiva per i lettori piu’ giovani), per altro edizione estesa a ben 48 nazioni, il neo presidente della FIGC ,Malago’, ha nominato Roberto Mancini in qualità di nuovo ( di nuovo) Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di calcio.

Dopo le dimissioni di Gattuso( ora alla Lazio) , era stato deciso per un interim , per le gare amichevoli di giugno, al tecnico della Nazionale Under-21 Silvio Baldini, uomo anticonformista per natura e fuori da tutti i proverbiali schemi, che si è fatto apprezzare da , quasi , tutti per la sua schiettezza e per esprimere , senza peli sulla lingua, quelle che sono le sue convinzioni. Tuttavia, nonostante , abbia conquistato i “puristi” del gioco, si è inimicato i pochi forti potenti del pallone di casa nostra, proprio perche’ la diplomazia non è un arte che fa parte del suo bagaglio personale, del suo background potremmo dire. In questo lungo interregno, si sono avvicendate varie figure manageriali volute e scelte da Malago’ come Paolo Maldini e Leonardo a cui era stato dato il compito di avviare la ricostruzione azzurra , partendo dalla nomina del nuovo CT. I primi nomi della lista erano Carlo Ancelotti, reduce dalla prematura eliminazione del Brasile nella fase finale della Coppa del Mondo, e Josep Guardiola, il tecnico piu’ titolato al mondo reduce da un decennio di trionfi al Manchester City. Dopo che entrambi hanno declinato a “malincuore” l’offerta , la scelta è caduta su Andrea Pirlo, la nomina sembrava effettiva solo pochi giorni addietro, finchè è venuto a galla che lo stesso Pirlo fosse testimonial di un sito di scommesse online, per motivi etici anche questa candidatura è stata abbandonata, ed ha provocato le dimissioni di Maldini e Leonardo, come solo qualche settimana prima si era dimesso Gigi Buffon. A questo punto, con la Nazionale che dopo varie settimane di tentativi era ancora orfana di una guida, il Presidente Malago’ decide di uscire dal vicolo cieco creato nominando Roberto Mancini Ct e Claudio Ranieri (classe 1951) Dt.

Roberto Mancini, lo conosciamo tutti, da calciatore solo serie A per lui, con Bologna, Sampdoria e Lazio, piu’ 4 partite nel Leicester dopo essere tornato a giocare, dopo aver fatto mezza stagione come vice di Eriksson nella Lazio. Da tecnico Lazio, Internazionale, Fiorentina , Manchester City, Zenit San Pietroburgo e Galatasaray fra i club, con numerosi titoli conquistati. Con la Nazionale Italiana nel 2021 una insperata ed incredibile vittoria nel Campionato Europeo svolto nel Regno Unito.

L’anno successivo però, l’Italia doveva conquistare la qualificazione al campionato del mondo, non avendo vinto il proprio girone toccarono i minacciosi spareggi, la semifinale sarebbe stata con l’abbordabile Macedonia del Nord, ma nonostante le premesse allo stadio di Palermo con un gol nel recupero del secondo tempo la Macedonia del Nord vince per 1-0 eliminando l’italia, che per la seconda edizione consecutiva, non avrebbe partecipato alla fase finale della Coppa del Mondo. Pochi mesi dopo ecco la proposta milionaria per diventare Ct della ricchissima Arabia Saudita, con la Saudi Pro League che in quel periodo stava facendo incetta di campioni, per rilanciare il suo torneo, infatti nella varie squadre arrivarono, in poco tempo fra gli altri: Cristiano Ronaldo, Karim Benzema e Segej Milikovic-Savic tutti con ingaggi faraonici è il caso di dirlo. A Mancini offrirono circa 30 milioni (di dollari ? euro?) all’anno per allenare la Nazionale, il Ct della Nazionale Italiana, con una Pec, rassegno’ le dimissioni, e pote’ firmare il ricchissimo contratto saudita.

Il nostro di nuovo Ct, in pochi minuti ha abbandonato la barca che stava affondando per andare a intascarsi una montagna di soldi, senza problemi come se nulla fosse, dimostrando di non avere nessun attaccamento, per la nazionale, che non rappresenta solo, a mio avviso, una squadra di calcio, ma è rappresentativa della propria identita’ di italiani, un pezzo della propria patria, da onorare e rappresentare al di la’ di ogni condizione economica.Capite bene, il motivo per il quale sono particolarmente contrariato da questa nomina, che e’ innazitutto una minestra riscaldata che a me e a molti andra’ indigesta, ma soprattutto perche’ torna in sella un uomo, che non si era fatto scrupoli ad andarsene dall’oggi al domani, solo spinto da interessi di natura economica e personale, mettendo in secondo piano il sentimento nazionale che tutti dovremmo salvaguardare da veri Italiani.

Aldila’ di come andra’, e dei successi che speriamo tutti tornino, abbiamo perso un’altra buona occasione per cambiare in meglio le cose e per dare una sterzata al sistema calcio italiano, sempre piu’ alla deriva.

Libri & Palloni (6)

Il libro che vi propongo oggi, è di un personaggio che ha dedicato gran parte della sua vita ai colori biancocelesti della Lazio. Una vera e propria icona che accompagna la squadra capitolina dai primi anni ’70 precisamente dal 1971, prima del primo scudetto vinto dalla squadra biancoceleste. Un uomo sempre presente, una presenza quanto mai rassicurante, ma sempre discreta al servizio della squadra. Io stesso lo ricordo da sempre in panchina accanto agli allenatori che si sono succeduti, nelle numerose partite cui ho potuto assistere dal vivo della Lazio, fin dagli anni 80′ , ho dei ricordi in particolare accanto ad allenatori come Dino Zoff o Sven Goran Eriksson , con in mano il tabellone luminoso per indicare i cambi dei giocatori, un uomo che rappresenta la continuità, nonostante i cambi ai vertici, e il susseguirsi delle generazioni: MAURIZIO MANZINI!

Personaggio eclettico, nato nel 1940, con una formazione manageriale importante, prima di entrare nel mondo Lazio, figlio di una Roma popolare, nel libro Maurizio racconta, di aneddoti molto interessanti, relativi ad episodi vissuti da bambino, durante la seconda guerra mondiale. Rimasto orfano di padre nei primi anni ’60, comincio’ la sua carriera lavorativa nella compagnia aerea British Airways, che gli diede la possibilità di viaggiare molto e imparare molte lingue, successivamente lavoro’ con altre compagnie dove comincio’ ad organizzare i viaggi della SS Lazio sua squadra del cuore cominciando ad entrare e farsi conoscere all ‘interno della società, dove inizio’ a collaborare nel lontano 1971, venendo poi assunto definitivamente nel 1988, lasciando il proprio lavoro precedente presso American Express.

Numerosi sono gli aneddoti, che vengono ricordati fra le pagine, dalle partite a carte in pullman durante le trasferte con Eugenio Fascetti, ai ricordi dolorosi della scomparsa di Tommaso Maestrelli, al ricordo dei calciatori piu’ iconici, da Giorgio Chinaglia a Bruno Giordano, passando dagli scherzi di Paul Gascoigne alle magie in campo di Karl-Heinz Riedle.

Libro edito da alter-ego del 2018, imperdibile, per tutti gli appassionati di calcio, non solo laziali, una figura discreta ,ma presente che molti si ricorderanno, un uomo che tutti i presidenti succedutisi nel corso degli anni, si sono ben visti da non confermare, quanto prezioso ed instancabile è stato il suo ruolo, soprattutto da Team Manager.

Nella parte finale, il libro da spazio ai ricordi di giornalisti , ex-calciatori e familiari , come Michele Plastino, Beppe Signori e la figlia Francesca, tutti concordi nell’affermare la grande preparazione, professionalità e capacità di risoluzione di ogni problematica , oltre soprattutto ad una Unica Lazialità, quella che è stata la sua grande ragione di vita.

Un libro piacevole, che mi sento di consigliare a tutti, per fare conoscere meglio una figura assolutamente iconica e per certi versi unica, del calcio italiano, che potrebbe essere per molti fonte di ispirazione.

Sempre meno italiani

Ben trovati, è storia di ieri il trasferimento(record direi) del difensore Giovanni Leoni nato il 21-12-2006, quindi ancora diciottenne, al Liverpool per 35 milioni di euro piu’ bonus. Nonostante la giovanissima età Leoni ha già all’attivo tre campionati tra i professionisti in Italia: la sua è stata una escalation senza freni: una stagione in serie C con il Padova con esordio tra i professionisti, poi una stagione in serie B con la Sampdoria, dove mette a segno il primo gol in carriera, e lo scorso anno , una stagione con il Parma, dove esordisce in serie A disputando 17 gare mettendo a segno una rete. Ieri 15 agosto è stato perfezionato il suo passaggio al Liverpool, fra le squadre piu’ titolate e attualmente piu’ forti al mondo. Complimenti al ragazzo , per questa ascesa irrefrenabile, sono certo che a breve potrà diventare una pedina di riferimento anche per il reparto arretrato della nostra Nazionale, che ha bisogno di nuovi talenti per rinnovarsi. Quello però che mi fa un certo effetto, è come i nostri migliori talenti, lascino il nostro campionato cosi’ presto, che non ci sia la forza per trattenerli e come soprattutto la nostra serie A, si stia sempre piu’ svuotando di calciatori made in italy.

Non parliamo solo di grandi fenomeni, come indubbiamente Leoni sta dimostrando di essere, ma se guardiamo le rose della nostra serie A, troviamo sempre meno elementi italiani, anzi in molti casi , trovare calciatori italiani è quasi una rarità. Mi viene in mente l’esempio, del Lecce, società diretta dal grande scopritore di talenti Pantaleo Corvino, salentino DOC, con una grande carriera alle spalle, anche con Fiorentina e Bologna; va detto che l’obiettivo della proprietà è mantenere la categoria e valorizzare nuovi talenti, da vendere al meglio, e il Lecce, negli ultimi anni, è riuscito benissimo a perseguire entrambi gli obiettivi. Scorrevo la rosa del Lecce attuale (ricordiamo che il mercato non è terminato), qualche giorno fa e vedevo come sono solamente due gli italiani in rosa, fra i quali il portiere Vladimiro Falcone; nella scorsa stagione solo il 15% dei giocatori della prima squadra erano italiani. Discorso analogo per l’ Udinese, che da anni si conferma senza problemi in serie A, e valorizza giocatori, o ne rivitalizza altri. Quest’anno ha venduto il centravanti Lucca al Napoli campione d’Italia, per 35 milioni di euro, dopo che due stagioni fa era finito un po’ nel dimenticatoio, dopo una stagione negativa in Olanda.

La compagine friulana, allenata da un allenatore serbo-tedesco, lo scorso anno oltre al citato Lucca , aveva in squadra come italiani solo il portiere di riserva ormai quarantenne ( classe 1985) Padelli, e l’altro giovane terzo portiere Edoardo Piana ( mai sceso in campo) solo il 10% dell’intera rosa , era costituita da giocatori italiani, ma il solo Lucca di fatto, ne è stato parte attiva nel corso della stagione. In questa sessione di calciomercato è arrivato il giovane Bertola dallo Spezia , ma la percentuale di italiani è rimasta pressochè la stessa (ricordiamo sempre a circa 15 giorni dalla chiusura del calciomercato). Udinese e Lecce, sono solo due esempi, ma in serie A ormai i calciatori italiani, sono nettamente meno della metà, anche squadre che lottano per il vertice come il Milan, sono formate da quasi solo giocatori non italiani, stesso discorso per il Como milionario, giocatori titolati, come Sergi Roberto, una vita al Barcellona, ma che sta perdendo sempre piu’ la suà identita’ di squadra italiana, in favore di una compagine ormai di fatto internazionale, anzi i pochi giocatori italiani sono stati ceduti, o in procinto di esserlo come l’attaccante Cutrone, alla fine del mercato gli unici italiani presenti nel gruppo prima squadra del Como potrebbe essere, il difensore centrale Dossena, lo storico attaccante Gabrielloni, ed Edoardo Goladaniga. Pero’ certo , quello che conta per chi investe il proprio denaro, e per i tifosi sono i risultati, e questi sono dalla loro parte indubbiamente. Un tempo c’era lo slogan sulla serie b ” il campionato degli italiani” , ed è proprio vero ed attuale. Io che sono figlio degli anni ’70 e ricordo i leggendari campionati degli anni 80′ con la serie A a 16 squadre e al massimo due stranieri in rosa poi tutti italiani, provo profonda nostalgia: certo scandagliare i mercati globali del calcio e scovare nuovi talenti, è indubbiamente una sfida avvincente, che puo’ regalare enormi soddisfazioni, ma non riesco piu’ ad affezionarmi a questi calciatori, ad immedesimarmi in loro, come da bambino potevo fare con Ramon Diaz, o con Arcadio Spinozzi, giusto per citarne due (mi è venuto in mente il campionato di Serie A 1983/84), o Bruno Giordano, o Fabio Brini, o Stefano Tacconi, e a questo punto i ricordi si susseguono e si aprono i cassetti della memoria con le esperienze personali vissute, come gli stadi sempre pieni fino all’inverosimile, dove era una festa domenicale per tutti. Mi piacerebbe capire , come abbiamo fatto ad arrivare a questo punto, i calciatori stranieri che compongono le rose delle squadre di serie A, sono piu’ bravi dei ragazzi della scuola italiana? Certo i risultati ultimi della Nazionale, qualche domanda potrebbero anche porla! Resta il fatto che tifosi lo saremo sempre e continueremo a sostenere le nostra squadre del cuore, indipendentemente da chi indossa la nostra maglia, noi chiediamo solo, sacrificio, sudore, attaccamento alla maglia, rispetto per i nostri colori, indipendentemente dall’origine di chi le indossa, però, mi ripeto , e questa è sola la mia e semplice opinione, ma avendo vissuto un calcio molto romantico, dove il senso di appartenenza era molto forte, non riesco a provare le stesse emozioni, che mi regalavano i miei beniamini in passato.

Il mondo è certo cambiato, e i ragazzi i giovani tifosi, i me attuali, sono abituati anche , alla realtà in cui vivono, a scuola, nelle amicizie, a confrontarsi, con ragazzi provenienti da ognidove, quindi probabilmente non fanno piu’ di tanto caso se nella loro squadra del cuore , la presenza di italiani e’ cosi’ ridotta, l ‘importante è quello che esprimono in campo, e il modo in cui onorano la divisa che indossano.

Viviamo l’era della globalizzazione anche nel mondo del pallone, ma non siamo in grado di tenerci i nostri migliori talenti, che a 18 anni come Leoni, emigrano verso l’eldorado del pallone: negli anni ’80 il campionato italiano era il piu’ ambito del mondo: c’erano Maradona, Rummenigge, Zico , Platini , Socrates, Falcao, i calciatori migliori al mondo, adesso siamo retrocessi in quarta quinta posizione in Europa, su questo tema si dibatte da anni, ma soluzioni concrete non se ne vedono, il grosso dei nostri stadi sono obsoleti, in questi ultimi anni, molte società hanno presentato progetti avveniristici, di ammodernamento o costruzione di nuovi impianti, ma quasi nessuno riesce ad andare in porto (se non in previsione di manifestazioni come ad esempio gli Europei del 2032), in Inghilterra , invece, ad esempio, c’è un rinnovamento costante, con stadi modernissimi, sicuri e all’avanguardia, come mai?

E’ una bella domanda , questa con cui vi lascio, con l’auspicio (da inguaribile ottimista quale sono) che si trovi una soluzione , che possa far tornare il calcio italiano, ai livelli in cui l’ ho conosciuto io da bambino, dove il calciatore nel pieno della sua carriera ci preferisce ad altri tornei, è non decide di venire da noi a fine carriera ultra trentenne, a guadagnare gli ultimi soldi prima di terminare la carriera( Modric?lui compirà tra poco 40 anni in verità).

Le regole del gioco

La Covisoc : Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio Professionistiche è un organo interno alla FIGC. Istituita dall’art.78 del NOIF( Norme Organizzative Interne Federali), il compito della Commissione è di monitorare la situazione economico-finanziaria delle società calcistiche ai sensi della legge n.91/1981 con poteri consultivo, di proposta e di controllo.

Il suo ruolo è fondamentale per il rispetto dei parametri minimi essenziali per poter disputare i campionati professionistici, è loro il giudizio in estate, sull’ammissibilità o meno, all’iscrizione al campionato delle società, vigilare sul pagamento degli stipendi, dei contributi, e delle altre scadenze finanziarie obbligatorie.

Tuttavia, l’enorme mole di lavoro svolto in estate, non sempre è sufficiente e negli ultimi anni, vuoi le difficili condizioni economiche, vuoi le frizioni fra i soci di maggioranza, si rilevano grosse difficoltà anche nel corso della stagione. Mai come quest’anno, ci sono tante società in grossa difficoltà, che rischiano di vedersi escluse dai campionati di competenza, che si avviano alla propria conclusione per altro(circa 10 partite rimanenti).

Società, che avevano difficoltà anche qualche mese fa sicuramente, la cui iscrizione , rischia pero’ di falsare la regolarità della stagione. Nel girone c della serie C, abbiamo 2 società in piena crisi: il Taranto, che a forza di punti di penalizzazione per le mancate adempienze, si trova a -6 punti in classifica e la Turris, per lo stesso motivo a 6 punti in classifica. Il Taranto per altro ha da tempo, mollato gli ormeggi, a gennaio per racimolare qualche soldo ha venduto tutti i giocatori dai quali poteva ricavare un po’ di soldi, come ad esempio il centravanti Gianmarco Zigoni, e da allora schiera un nugolo di volenterosi ragazzini chiamati ad onorare la maglia, ma tutto sommato anche a fare esperienza tra i professionisti. Nell’ultimo turno ad esempio la squadra pugliese è stata sconfitta per 7 a 0 dal Picerno. La Turris, ha ancora ,invece ,alcuni calciatori importanti in rosa come l’ attaccante Marcello Trotta, nella sua lunga carriera molte annate in serie A e B, oltre ad esperienze all’estero in Inghilterra soprattutto, che ovviamente sta giocando di fatto gratis, visto che il suo contratto per ora non viene onorato. La compagine corallina, cerca di tenere botta nei suoi impegni, con coraggio , ma rimane comunque penultima, come detto con 6 punti, a 19 punti di distanza dalla terzultima, il Messina altra squadra blasonata, anch’essa in grossa crisi finanziaria, e a sua volta a forte rischio di penalizzazione , per ritardi nei pagamenti.

Nel girone B, altra società blasonata la Lucchese, la squadra della bellissima e ricca Lucca, non ha piu’ fondi in cassa, ha fatto notizia, che nell’ultimo turno, non c’erano soldi per poter portare la squadra a giocare in trasferta a Sestri Levante, quindi la trasferta è stata pagata da un ristorante che ha noleggiato un torpedone, per consentire alla squadra di recarsi a giocare la partita. Il calciatori della Lucchese non percepiscono lo stipendio da ottobre.

Prima di dilungarci, su discorsi di carattere generale, va capito, che i campionati rischiano, chiaramente di essere falsati, la Covisoc, si pronuncerà a breve su queste situazioni, c’è i rischio che alcune squadre possano essere escluse, da subito dai rispettivi campionati nonostante ,come detto, si stiano indirizzando verso la loro conclusione, se accadesse , verrebbero annullate tutte le partite disputate da dette società, con la conseguenza, che chi aveva conquistato punti sul campo contro di loro, vedrebbe la loro classifica decurtata di tali punti, stravolgendo a poche giornate dal termine le posizioni. Ad esempio, un grande beneficio lo avrebbe l’Avellino , al secondo posto nel girone c della Serie C, che nel girone di andata ha perso in casa contro il Taranto, quindi non avrebbe decurtazioni, al contrario di tutte le altre squadre che lo hanno battuto anche sonoramente.

Campionati letteralmente FALSATI , è veramente vergognoso, non si deve arrivare a questo, l’auspicio è che cambino le regole, se una società è ammessa ad iscriversi al campionato, deve avere comunque le risorse per portare a termine il torneo.

Se la serie C, non è in grado di sostenere più nemmeno 60 squadre, l’organico deve essere ridotto, va rivisto un po’ tutto il sistema, in serie A, ci sono talmente tanti impegni, che si rende difficoltoso, anche ipotizzare con certezza la data di un incontro da recuperare, ci sono sempre piu’ infortuni, sempre piu’ partite ,che rischiano di far scemare l’interesse per molte di esse ,fino a 30 anni fa c’erano fra serie C1 e C2 108 squadre, ora sono meno della metà, ma evidentemente sono ancora troppe. Una soluzione, che già è stata adottata, è quella dell’ingresso delle cosiddette squadre B , delle società più blasonate, come Atalanta, Milan e Juventus, alle quali potrebbe aggiungersi a breve l’Internazionale. Per altro per adesso, tutte formazioni del nord Italia, al di la di questo, a mio modo di vedere una riforma complessiva dei campionati va studiata, perche’ siamo davvero vicini al limite. Il mio auspicio, sarebbe che tali compagini di serie C, trovino in qualche modo le risorse necessarie, per concludere i campionati, rimandando le soluzioni dei propri problemi economici a fine anno, dando cosi la possibilità di concludere i tornei con una sorta di “correttezza” ( relativa ovviamente, visto il disimpegno di talune squadre), e dando cosi’ la possibilità a tanti calciatori coinvolti, di non essere ulteriormente penalizzati, oltre che dal ritardo dei pagamenti degli stipendi, dandogli ,così, la possibilità tecnica di mettersi comunque in luce, in vista della prossima stagione calcistica e per il proseguo della loro carriera.

Libri & Palloni(5)

Cari lettori, dopo un po’ di tempo torna la rubrica libri & palloni, questa volta il mio consiglio letterario va su “COBRA” , un libro che ho letto circa 8 anni fa nel 2016, uscito nelle librerie nel 2015 ed edito Lit Edizioni srl.

Cobra, come i meno giovani ricorderanno, era il soprannome di un grandissimo goleador , potremmo dire di provincia (ma in senso positivo, non per sminuirlo) attivo tra i professionisti dai primi anni ’80 fino al 2000, anno in cui appese le scarpe con i tacchetti al famoso chiodo. Stiamo parlando di Sandro Tovalieri il “Cobra”.

Sandro Tovalieri nasce nel 1965 a Pomezia , cresce nelle giovanili della Roma, bomber della primavera forma una grande coppia con l’altro attaccante Fabrizio Provitali: giovanissimo viene dato in prestito in serie B , prima al Pescara e poi all’Arezzo, realizzando in due stagioni 20 gol in 69 partite , che gli valgono il ritorno alla Roma in prima squadra all’età di soli 20 anni; è la Roma dei compianti Sven Goran Eriksson e Roberto Clagluna ,l’anno successivo (1986/87) è sempre in serie A con l’Avellino, dove ho la fortuna di poterlo ammirare dal vivo in varie occasioni, e vederlo segnare il gol decisivo contro la sua ex squadra appunto la Roma. Successivamente la sua carriera continuera’ sempre tra professionisti fra serie A e C1, giocando di nuovo nell’Arezzo, poi Bari Ancona, Atalanta, Reggiana , Perugia , Ternana, Cagliari e Sampdoria, terminando la carriera a 35 anni a Reggio Emilia come detto nel 2000.

Per lui in serie A 150 presenze e 48 reti!

Il Libro si sofferma sulla carriere di Sandro Tovalieri, sulle emozioni provate nella singole piazze, sull’affetto e il calore del pubblico, con stadi sempre pieni, anche quelli di provincia: è un epoca molto diversa, rispetto al panorama calcistico attuale, è un calcio piu’ vero, meno scontato che ti sa regalare emozioni infinite, di cui ho molta nostalgia. Non c’erano coperture televisive globali, per conoscere e studiare gli avversari , venivano inviati i cd osservatori, a visionare le squadre che si sarebbero incontrate, lo stadio era l’unico posto dove poter vedere la partita in tempo reale e la domenica pomeriggio tutti davanti alla tv alle 18,30 per 90esimo minuto.

Molta attenzione viene data all’esperienza del calciatore a Bari, dove rimase 3 anni, e viene considerata la piu’ importante della sua carriera, due anni in serie b, e l’ultimo in serie A, dove con il tecnico Giuseppe Materazzi realizza 17 gol in campionato, suo record nella massima divisione nazionale, formando una coppia formidabile con il riminese Igor Protti.

Il libro, dedica , una fetta importante alla sua famiglia ai figli Ilaria e Simone, ed in particolare alla moglie Laura, che purtroppo perderà per un male incurabile.

Nel complesso un libro che mi sento di consigliare, in particolare, per quelli della mia generazione, che hanno avuto la possibiltà di vivere il calcio di quel periodo nel quale Sandro Tovalieri, ha saputo egregiamente ritagliarsi un ruolo da protagonista per 18 lunghi ininterrotti anni dal 1982 al 2000, un tuffo nel passato e nei ricordi , di un periodo che ricordo , come varie volte ho sottolineato, anche in articoli precedenti, con grande nostalgia e che sempre piu’ irrimediabilmente si allontana dal calcio attuale.

DECENNALE

Eh si! Era oramai il lontano 27 ottobre 2014, quando aprii, questo mio personale spazio http://www.ilsantonenelpallone.com , sono passati 10 anni, e sono ancora qui, abbiamo trascorso insieme un periodo lungo: 73 articoli, sono nate nuove rubriche, ho ricevuto visualizzazioni da ogni parte del globo, abbiamo interagito e ho raccolto consigli e critiche costruttive, ho raccontato di me e della mia idea di calcio, e credo continuerò a farlo, spero ancora a lungo !Un grazie a tutti vuoi! A presto!!!

UNA RUOTA CHE GIRA

” ….. una ruota che gira da anni e che mai si fermerà…” questa frase è stata estrapolata dall’ inno ufficiale della Carrarese calcio 1908: il 9 giugno 2024 la squadra della città di Carrara dopo ben 76 anni ha fatto il suo ritorno in serie B. Ci sono volute ben 8 gare di play off, la Carrarese classificatosi terza ( migliore terza dei tre gironi) nel proprio girone ha esordito negli spareggi nei quarti di finale, ed ha eliminato nell’ordine il Perugia, la Juventus Next Generation, il Benevento ed infine in finale Il Vicenza. Gia’ in campionato c’era il sentore che le cose potessero andare bene, soprattutto dopo l’avvicendamento tecnico di gennaio: esonerato mister Alessandro Dal Canto, nonostante la squadra fosse comunque nelle prime posizioni di classifica, precisamente quarta (lo stesso mister Dal Canto, lo scorso anno ,sulla panchina della Carrarese aveva colto un ottimo quarto posto nella stagione regolare, ma nei play off, all ‘esordio al secondo turno era stata eliminato per mano dell’Ancona, con un gol avversario su calcio di rigore, a pochi minuti dal termine dell’incontro) ed ingaggiato mister Antonio Calabro, un passato da calciatore nella primavera della Lazio ai tempi della presidenza di Sergio Cragnotti, ed una buona carriera da calciatore in serie C, con una stagione disputata in serie B nelle file del Castel di Sangro. Come allenatore spicca una stagione in serie B al Carpi, più varie esperienze in serie C, con Francavilla, Catanzaro e Viterbese, le prime due di ottimo livello. A gennaio, con mister Calabro, ci sono anche dei cambiamenti in sede di calciomercato, via l’attaccante Simeri , seppur molto generoso, solo un gol in 20 presenze , via l’esterno di difesa Raimo poco utilizzato, nonostante un ottimo curriculum, piu’ altri giovani poco utilizzati , ma con un colpo da maestro della dirigenza ecco arrivare dalla Triestina l’esperto attaccante Mattia Finotto, un lungo passato tra serie B e C, con maglie di prestigio, come Monza, Spal, Triestina e Cosenza, che si rivelerà determinante per il proseguo della stagione. Con l’avvento di Mister Calabro, la Carrarese cambia completamente marcia: in casa arriveranno solo vittorie nella stagione regolare, in trasferta ci sarà una sola, vera, battuta d’arresto contro la Recanatese dell’ ex Raimo; emblematiche, a mio avviso, tre vittorie in particolare: contro il Sestri Levante, la squadra ligure , nelle cui file militava l’esperto Vasco Regini( ex Sampdoria, Parma, Empoli e Napoli fra le altre) , nella prima parte della stagione , vista la non adeguatezza del proprio impianto di gioco, per giocare in serie C, veniva ospitata allo Stadio dei Marmi- 4 olimpionici azzurri per disputare le gare interne, e nella gara di andata giocata sul neutro di Carrara, ma con la squadra ligure formalmente squadra ospitante, era arrivata per gli uomini di Dal Canto una cocente ed umiliante sconfitta, in una gara di fatto giocata in casa, contro una neopromossa, che non giocava in serie C da molti decenni. Nel girone di ritorno, pareva potesse essere bissata l’umiliazione, perchè il Sestri Levante, questa volta ospite, andava in vantaggio dopo pochi minuti su calcio di rigore, fra l’esaltazione dei sostenitori liguri, da qui in poi ho visto un cambio repentino di gioco e consapevolezza nei propri mezzi, il risultato finale 5 a 1 per la Carrarese è quanto mai eloquente! Stesso discorso per la gare con la Torres di Sassari, classificatasi alla fine al secondo posto con 2 punti di vantaggio sulla Carrarese che durante il campionato è stata rispetto ai sardi più indietro anche di oltre 10 punti, anche con la Torres analogo punteggio 5 a 1 , con vantaggio assicurato negli scontri diretti. Infine la gara con Il Cesena arrivata alla trentesima giornata di campionato , vincitrice a mani basse del campionato, la squadra di mister Domenico Toscano aveva perso solo la gara iniziale ad Olbia, poi una striscia di 28 risultati utili consecutivi (quasi tutte vittorie per altro) con il Cesena la Carrarese si è imposta 3 a 2 , senza dare mai l’impressione di poter essere raggiunta, dopo questo ennesimo trionfo, ho capito, ma è più giusto dire si è avuta la consapevolezza che la squadra di Carrara, poteva battere qualunque avversario! Nei Play off, solo i giovani della Juventus hanno realmente tenuto testa alla Carrarese, l’avversario, ritenuto meno temibile, ha invece impegnato al massimo in giallo-azzurri per il superamento del turno, mettendo in mostra un grande Sekulov, classe 2002, senz’altro destinato a fare grandi cose in futuro. Non hanno invece mai dato l’impressione di poter prevalere le più blasonate Perugia, Benevento e Vicenza, contro di loro la Carrarese, ha dimostrato di essere una SQUADRA VERA, non soltanto un gruppo di grandi uomini e ottimi calciatori, ma si è dimostrata sempre più squadra aldilà delle individualità. Grande merito a chi ha allestito questa squadra, la proprietà attuale non faceva mistero già da anni, della volontà di cercare di fare il grande salto, che mancava dalla seconda metà del 1940, erano presenti gia’ in rosa elementi di grande valore come il capitano Marco Imperiale, l’attaccante Alessandro Capello scuola Bologna ed ex Venezia, i centrocampisti offensivi Manuel Cicconi (un grandissimo calciatore a mio avviso) assolutamente determinante e Riccardo Palmieri, è stata fatta una campagna acquisti sontuosa ma, funzionale. Già detto dell’arrivo determinate a gennaio di Mattia Finotto per lui in campionato 15 presenze e sette gol e nei play off 7 presenze e 3 reti, fra cui quella nella finale di ritorno con il Vicenza. In estate erano arrivati tre grandi difensori: Matteo Di Gennaro reduce dalla vittoria del campionato di serie C con il Salò, Julian Ilanes dall’ Avellino e Mauro Coppolaro che giocava in serie B con il Modena ed ex Brescia, Udinese e Venezia, i tre uniti al capitano Imperiale hanno costituito un baluardo davvero difficile da penetrare, è arrivato l’esterno Zanon che è stato determinante e una autentica sorpresa, reduce dalla retrocessione in serie D con il Sangiuliano city, si è distinto anche per un forte attaccamento alla città. In porta è arrivato dal Lecce Marco Bleve classe 1995 un ragazzo serio che non ha saltato una partita per lui fra campionato e play off 46 partite disputate dall’inizio alla fine, ha ceduto il posto al collega Stefano Mazzini, solo in occasione della gara di Coppa Italia di serie C contro il Pontedera, purtroppo persa in casa quando c’era ancora Dal Canto sulla panchina. Sono arrivati i centrocampisti di qualità come Nicolò Belloni e Leonardo Morosini, entrambi con un lunghissimo passato in serie B (Morosini anche in serie A), altri acquisti determinanti si sono rivelati quelli di Emanuele Zuelli e del bomber Giuseppe Panico proveniente dal Crotone. Tutti determinanti, impossibile citare un MVP della stagione, ricordiamo un grande trascinatore come Nicolas Schiavi autore di un grandissimo gol su punizione a Benevento nella gara di ritorno della semifinale dei Play off, ricordiamo anche il capitano Simone Della Latta; Leonardo Capezzi, calciatore con trascorsi importanti fra Serie A e Serie B, che dopo molti problemi fisici , nel girone di ritorno è salito in cattedra. Infine ricordiamo tutti gli altri che hanno fatto parte di questa storica e leggendaria “Rosa” Davide Grassini, Francesco Cerretelli, Jordan Boli, Elia Maccherini, Alessio Sansaro, Raffaele Cartano, Matteo Sementa e i giovani aggregati alla prima squadra Tomas Tampucci e Tommaso Di Matteo. A questi, va ovviamente aggiunto il Vero dodicesimo uomo , ossia i tifosi, meravigliosi, bellissime le immagini delle trasferte di Benevento e Vicenza, peccato che lo stadio dei marmi nelle ultime gare non sia stato in grado di soddisfare la richiesta di tutti i suoi sostenitori, supporter sempre presenti anche nelle trasferte più remote, come ad esempio quella di Pineto, dove mai hanno fatto sentire sola la squadra, la vera vittoria è loro. Dal 1978 la Carrarese ha giocato ininterrottamente in serie C ( C1 e C2) , con alti e bassi, si sono alternati grandi giocatori e grandi allenatori come Marcello Lippi, Corrado Orrico , Silvio Baldini, Antonio Di Natale, Giampiero Vitali, Raimondo Ponte e Marco Baroni per citarne alcuni, e grandi presidenti/ proprietari , impossibile non citare Gianluigi Buffon, adesso un nuovo percorso con la seconda serie nazionale che torna a Carrara dopo 76 anni; guardavo , proprio oggi ,la nuova composizione dei 3 gironi di serie C, e mi ha fatto effetto non vedere la Carrarese visto che è stata una presenza costante negli ultimi 46 anni, ma è la certezza che il sogno giallo-azzurro è realtà!

A Silvio

Non ho , certo, la presunzione di erigermi a poeta, ne intendo far rivoltare nella tomba Giacomo Leopardi, ma , nonostante questa premessa, oggi mi sento di scrivere cosi’….

Silvio ricordi ancora il tempo della tua vita terrena

che credevo immortale

quando i tuoi occhi si illuminavano

e i tuoi sogni e le tue visioni

diventavano realtà…

Ho pensato molto in questi giorni, devo dirvi che la notizia appresa solo lunedì scorso, mi ha realmente scioccato, ero convinto che il Presidente fosse davvero indistruttibile ed immortale, e che sarebbe sopravvissuto a tutti, che c’è l’avrebbe fatta anche questa volta, che per lui si sarebbe fatta un eccezione.

L’ “ode” che ho scritto sintetizza al massimo, ciò che per me rappresentava e l’idea che avevo io di Lui: visione forse da molti condivisa o forse no, ma di certo ogni italiano sia in modo diretto che indiretto in qualche modo è stato influenzato dalla sua persona.

Primi anni ’80 , ero un bambino che frequentava le scuole elementari, le reti televisive commerciali nate da pochi anni, regalarono ai bambini della mia generazione un programma contenitore ” Bim Bum Bam”, condotto dal poco più che 20enne ed esordiente Paolo Bonolis, che ci donarono ore di spensieratezza nei pomeriggi dopo la scuola. Programma diventato “cult” o iconico come forse oggi è solito dirsi, nel quale abbiamo potuto vedere i piu’ bei cartoni animati, che ci hanno accompagnato per tutta la nostra giovinezza, come non ricordare ad esempio tutta la saga di Holly & Benji.

Nel 1983 la rete ammiraglia ,della allora Fininvest, Canale 5, trasmise un evento calcistico organizzato in Italia e voluto proprio da Silvio Berlusconi, il Mundialito per clubs, manifestazione che mi affascino’ moltissimo (acquistai anche il gioco da tavolo che tuttora posseggo), era questa la seconda edizione: la prima si era disputata in Uruguay due anni prima, anche questa trasmessa sulle reti Fininvest. La manifestazione , vedeva la partecipazione di squadre di calcio, che avessero nella loro bacheca almeno una Coppa Intercontinentale: parteciparono Inter, Milan, Flamengo , Penarol e al posto dell’ Ajax che rinuncio’, il vuoto venne colmato dalla Juventus, che al tempo però, non aveva ancora vinto alcuna coppa Intercontinentale (ci sarebbe riuscita due anni piu’ tardi contro l’Argentinos Junior). Juventus, che si aggiudico’ il torneo che si svolse tra giugno e luglio del 1983 e riscosse molto successo mediatico, in occasione di quell’evento sportivo, sentii parlare per la prima volta di Silvio Berlusconi, avevo 8 anni.

Nel febbraio del 1986, la notizia della sua acquisizione del Milan dall’imprenditore milanese Giuseppe Farina. Ricordiamo che nei 4 campionati precedenti il Milan ne aveva vissuti due in Serie B, gli unici della sua storia, il primo in seguito alle vicissitudini del calcio scommesse, il secondo dopo una retrocessione sul campo nel 1982, quindi era un Milan nel peggior periodo della sua leggendaria esistenza. Leggendarie , rimarranno nella nostra mente le immagini del Cavaliere che arrivava in elicottero a Milanello, un segno di rottura, a cui non eravamo abituati, destinato a cambiare gli scenari e gli equilibri usuali.

Un “self made man” citando uno slogan , molto in voga al tempo, ma che calza a pennello per quella che è stata tutta la vita terrena del presidente.

Nel primo vero anno di Silvio Berlusconi al Milan, cominciarono ad essere gettate le basi per i successi che tutti conosciamo i famosi 29 trofei in 31 anni, che ne fanno il Presidente più vincente. Piu’ vincente di cosa? della storia del Milan? del calcio italiano? del calcio mondiale? I record esistono per essere battuti, l ho sempre sostenuto, quello che resta è questa incredibile scia di vittorie, che per chi come me, pur non essendo tifoso del Milan, ma essendo tifoso del bello del calcio, non puo’ che rimanere strabiliato e riconoscente per cio’ che ha potuto vedere e vivere.

Tornando al 1986, in panchina venne riconfermato il “barone” Nils Liedholm, svedese che da calciatore aveva fatto parte del cd “Grande Milan” , quindi anche beniamino, del giovane Silvio Berlusconi, che da ragazzino seguiva il Milan accompagnato allo stadio San Siro da papa’ Luigi. Quella estate, arrivarono i primi acquisti della nuova era che gettarono le fondamenta della squadra degli invincibili: infatti arrivo’ dall’ Atalanta a suon di miliardi Roberto Donadoni, che aveva fatto benissimo nelle annate precedenti in serie A, venne acquistato Daniele Massaro dalla Fiorentina che, sarebbe stato assoluto protagonista anche in una finale di Coppa dei Campioni, arrivo’ Dario Bonetti che completo’ il reparto difensivo, in porta ecco Giovanni Galli allora portiere titolare della Nazionale di calcio, che lascio’ la Fiorentina dopo 10 anni di militanza consecutiva ed infine il bomber Giuseppe”nanu” Galderisi. La stagione in se, non ando’ in verità particolarmente bene, tanto è che dopo la 25esima giornata Nils Liedholm venne esonerato, in seguito ad una serie di risultati negativi fatale al tecnico svedese fu la sconfitta del 5 aprile 1987 in trasferta contro l’Avellino , allo stadio Partenio i padroni di casa si imposero per 2 a 1 con le reti di Angelo Alessio e Sandro Tovalieri, per il Milan accorcio’ le distanze Mauro Tassotti. In panchina ,gli subentro’, il suo vice Fabio Capello, che riuscì a conquistare l’accesso alla coppa Uefa per l’anno successivo grazie allo spareggio vinto per 1-0 con la Sampdoria e disputato sul neutro di Torino (stadio Comunale) , dopo una partita molto tirata, fu il primo traguardo raggiunto dalla nuova proprietà. Ricordo quella partita, trasmessa in diretta dalla Rai, venne decisa nei tempi supplementari da Daniele Massaro.

Dopo quel match, molti, io per primo, pensavamo ad una conferma di Fabio Capello sulla panchina (ma evidentemente i tempi per il cavaliere non erano ancora maturi) , invece venne fuori un colpo a sorpresa, il primo colpo di genio in ambito calcistico, arrivo’ dalla serie b un tecnico romagnolo di Fusignano che strego’ Silvio Berlusconi che ne intui’ carisma e potenzialità: Arrigo Sacchi. Il Cavaliere ebbe modo di testare il mister di Fusignano, che con il suo Parma si contrappose al Milan, per due volte in Coppa Italia nella stagione 1986/87, dapprima nella fase a gironi che al tempo si svolgeva tra agosto e settembre e negli ottavi finale, questi episodi vengono raccontati dallo stesso Arrigo Sacchi nel suo libro autobiografico “Calcio Totale”, che è stato protagonista dell’articolo del 19 marzo 2020 nella rubrica Libri& Palloni.

Il resto è leggenda, con l’arrivo di Sacchi e del trio di olandesi che conquisto’ nel 1988 il primo trofeo dell’era Berlusconi lo scudetto che diede il la’ a tutte le altre vittorie in campo nazionale, europeo e mondiale.

Ultimo aneddoto ,quelli della mia età lo ricorderanno senz’altro, l’innamoramento calcistico del cavaliere per tale calciatore argentino Borghi, che dalla stagione 1988/89 con l’introduzione del terzo staniero per squadra avrebbe dovuto affiancare Marco Van Basten e Ruud Gullit, invece Arrigo Sacchi spingeva per l’acquisto di Frank Rijkaard. Claudio Borghi era giunto alla ribalta giovanissimo, nella già citata finale della Coppa Intercontinentale del 1985 la prima vista dalla Juventus, dove gioco’ una strepitosa gara con la maglia dell’ Argentinos Junior, colpi’ anche Silvio Berlusconi che decise di portarlo nel suo Milan nel 1988, dopo averlo testato l’anno precedente nella terza ed ultima edizione del Mundialito per clubs. Come è andata lo sappiamo tutti, Il Milan prese il terzo olandese, Borghi venne prestato al Como, dove gioco’ poco senza lasciare rimpianti e senza mai incidere, di lui se ne persero velocemente le tracce: era stato acquistato per 5 miliardi di lire e per questo il Cavaliere è stato ,per molti anni a venire ,sbeffeggiato per il caso di Claudio Borghi, senz’altro un intuizione poco felice!

L’ultima intuizione del Cavaliere, molto recente e datata 2022, Berlusconi dopo aver portato per la prima volta nella sua storia il Monza in serie A, preso in Serie C 4 anni prima, vede la squadra arrancare dopo 6 giornate all’ultimo posto in classifica con 1 punto in 6 partite 3 gol fatti e 14 subiti. Capisce che per evitare di vanificare gli sforzi degli anni precedenti, deve prendere in mano la situazione, e senza pensarci su decide per l’esonero di Giovanni Stroppa, uno dei suoi fedelissimi nel Milan e tecnico della prima storica promozione in Serie A, promuovendo dal settore giovanile Raffaele Palladino, in passato ottimo calciatore, ma senza esperienza come allenatore dei grandi. Questa scelta voluta fortemente dal Presidente Silvio Berlusconi si rivela quanto mai azzeccata, il Monza all’ esordio di Palladino batte la Juventus e da via ad una incredibile serie di risultati positivi e a vittorie eccellenti, che porterà a posizionarsi , a fine torneo, nella tanta auspicata dal Presidente, colonna di sinistra della classifica!
Silvio Berlusconi non c’è più ma i suoi insegnamenti, la sua ironia, le sue intuizioni, la sua creatività, le sue visioni, ciò che ha realizzato restano presenti in noi (in tutti noi ne sono certo) e continueranno ad accompagnarci!