Libri & Palloni (4)

Cari amici appassionati di calcio, in questo nuovo appuntamento con la rubrica Libri& Palloni, il mio “consiglio” letterario si rivolge ad una lettura, a mio avviso assolutamente imperdibile, un libro scritto da un allenatore non fra i più’ celebrati ,ma assolutamente fra i più intelligenti , innovativi e seri del panorama nazionale. Un tecnico del quale ho iniziato a seguire la carriera nei primi anni ’90 quando portò una piccola realtà come il Sandona’, squadra di San dona’ di Piave, nei campionati professionistici, proponendo un calcio votato all’attacco, ma non per questo spregiudicato, ne squilibrato, un tecnico dalla storia davvero affascinante, che ho sempre stimato ed apprezzato particolarmente e che merita di essere ricordato e conosciuto da tutti per la sua signorilità , la sua carica di umanità , le sue idee e, soprattutto, per il suo ruolo di educatore, in uno sport, dove determinati valori sportivi ed umani vengono sempre più spesso soverchiati dalla forza dirompente del denaro.

Il libro, che io ho letto poche settimane fa, e che vi invito a leggere si intitola ” IL CALCIO E L’ISOLA CHE NON C’E’ ” edito da Mazzanti Libri pubblicato nel 2014 autore EZIO GLEREAN

La storia di Ezio Glerean comincia in Veneto a San Michele al Tagliamento dove nasce nel 1956, buon calciatore, io ho ricordi di lui nella Cavese e nel Trento negli anni ’80, ma le maggiori soddisfazioni calcistiche, arrivano una volta attaccate al cd chiodo le scarpe bullonate. Nei primi anni ’90 fu l’artefice dell’approdo per la prima volta tra i professionisti del Sandona’ la squadra di San Dona’ di Piave , una formazione composta da calciatori che avevano prevalentemente giocato fra i dilettanti, mettendo in mostra un calcio altamente offensivo, frutto di anni di studi in Olanda dove si e’ formato tecnicamente, molti dei giocatori di quella squadra furono poi grandi protagonisti anche nelle successive stagioni al Cittadella.

Proprio a Cittadella, il mister veneto cominciò ad avere le giuste attenzioni per il suo lavoro: prima di allora di Ezio Glerean si conosceva poco, si sapeva che aveva una bellissima moglie olandese , Caroline, ma le imprese calcistiche con il Sandona’ non avevano avuto il giusto risalto sulla stampa nazionale, anche perché non erano andate aldilà della serie C2, (negli anni successivi il Sandonà guidato da Bruno Tedino giocherà anche in serie C1), qui propose alla ribalta nazionale il suo famoso modulo ultraoffensivo 3-3-4 , con il quale riusci’ a portare una piccolissima realtà come Cittadella in serie B confermandosi protagonista, era un modulo offensivo ma tutto sommato anche equilibrato dove gli esterni d’attacco, dovevano essere bravi a ripiegare nella fase difensiva, cosi come gli esterni di centrocampo. Questo modulo assolutamente innovativo per il calcio italiano, dove fino ad allora già’ il 4-3-3 tanto caro a Zeman era considerato uno schema ultraoffensivo, dove in assenza di adeguata copertura difensiva si rischiava di essere troppo sbilanciati e subire molte reti, anche se il gioco era altamente spettacolare e molto spesso anche redditizio.

Ezio Glerean , come detto si formo’ come tecnico in Olanda, seguendo da vicino gli allenamenti dell’Ajax dove elaborò il suo impianto di gioco. Nel libro spiega bene le tecniche e le metodologie degli allenamenti che seguì, nei diversi periodi in cui fu ospite dell’Ajax, soffermandosi sulla figura di Joan Crujff allora allenatore dei lancieri e della sua supervisione su tutti gli allenamenti anche dei ragazzi delle giovanili, tutti allenati con lo stesso metodo con lo scopo di arrivare in prima squadra, i calciatori venivano scelti ed indirizzati fin da piccoli, inculcandogli i valori che da sempre hanno contraddistinto la squadra.

Proprio a questi valori , si è sempre ispirato il mister, cercando di imprimerli nelle menti dei giocatori che ha avuto a disposizione nel corso della sua carriera, cercando di trasmettere esempi morali e umani che alla base di ogni risultato e soddisfazione sportiva.

Oltre a ricordi e aneddoti di presidenti galantuomini, di gruppi di calciatori che sono diventati come come una sorta di seconda famiglia, di eccezioni di calciatori , che mal consigliati, hanno fatto prevalere gli aspetti materiali su quelli umani, il testo si sofferma molto sull’aspetto strettamente morale ed educativo che lo sport deve insegnare, ai valori come rispetto, lealtà e fiducia che dovrebbero essere alla base di ogni competizione di qualsiasi tipo.

Nel calcio attuale, dove i ritmi sono forsennati, dove a tutto viene dato un valore monetario, dove raramente viene concesso di sbagliare, queste teorie potrebbero fare sorridere ed essere considerate superate e viste come una perdita di tempo, ma a mio avviso sono ,invece, l’essenza stessa di questi fantastico sport, e chiunque abbia intenzione di approcciarvisi dovrebbe attenersi scrupolosamente alla loro osservanza, cercando di capire quale sia la scala di valori da seguire, e non cercando ,come sovente avviene oggi, quella che sia la via più’ velocemente indirizzata verso la popolarità e i guadagni: non dimenticare mai che il calcio prima che un lavoro è una passione , e come tutte le passioni va assecondata con rispetto ed abnegazione.

Sport & Parole

Aprendo il cassetto dei ricordi…(1)

Ben trovati, da oggi parte questa nuova rubrica, l’idea mi è venuta “aprendo” letteralmente un cassetto della scrivania del mio studio dove, fra le altre cose, conservo i biglietti delle partite di calcio a cui ho assistito ( purtroppo non tutti si parte dal 1984/85 solo allora mi venne la brillante idea di collezionarli), che a loro volta portano alla mente ricordi, aneddoti e tanta nostalgia in molti casi.

Chi mi conosce bene, sa che nella mia vita ci sono 3 squadre di riferimento. 3? Ebbene si, è vero dovrebbe essercene solo una nel cuore di ognuno di Noi, ma io sono tifoso della squadra della mia città natale Avellino e quindi per l’US Avellino 1912 per la quale devo dire tende uno 0,1% per cento in più rispetto alle altre due che si dividono equamente il 66,6% e sono la squadra della città dove sono cresciuto Carrara e quindi la Carrarese Calcio 1908 e la squadra che amo direi dall’adolescenza e che è indissolubilmente parte di me ossia l’ SS Lazio 1900. Per questa ragione, i miei ricordi sono principalmente legati a queste tre squadre, ma non solo infatti la vita ci porta poi a vivere altre esperienze, che non mancherò di raccontarvi nei prossimi articoli di questa rubrica.

Il ricordo di cui oggi voglio farvi partecipi risale alla stagione 1985/86 , per la quale oltre al biglietto di un incontro a cui ho assistito ho ritrovato delle foto dell’epoca originali, parliamo dell’ Avellino che sta disputando il suo ottavo campionato di Serie A consecutivo allenata quell’anno da un guru del calcio mondiale: Tomislav Ivic. Il tecnico di Spalato che nel corso della Sua carriera ha conquistato molti prestigiosi trofei fra cui una Coppa Intercontinentale col Porto, ma anche titoli sulle panchine di Ajax, Anderlecht, Atletico Madrid ed allenato PSG e Marsiglia.

Era una rosa , quella a disposizione di Ivic molto ben assortita, con tanti giocatori di altissimo profilo che hanno fatto la storia del nostro campionato di serie A, che all’epoca era davvero un campionato di elite, partecipavano solo 16 squadre ed era da tutti riconosciuto come ” il campionato più bello del mondo” e parteciparvi era un vero privilegio. Nella foto che vedete, la fascia di capitano, ad esempio, era indossata da Ramon Angel Diaz, formidabile centravanti argentino, che aveva partecipato ai mondiali del 1982 in Spagna e che negli anni successivi vincerà lo scudetto dei record con la maglia dell’internazionale guidata da Giovanni Trapattoni mettendo a segno 12 reti. Fra gli altri spicca in piedi al centro Fernando De Napoli , in basso Andrea Agostinelli, Paolo Benedetti , Alessandro Bertoni tre mattatori di quella stagione e si vede anche un giovane Angelo Alessio. Tutti giocatori, che non hanno certo bisogno di alcuna presentazione, ai quali sono particolarmente legato per quello che hanno dato in campo e per le emozioni che mi hanno trasmesso, ultima citazione per Nicola Di Leo, dopo anni come vice di Ottorino Piotti , prima, e Stefano Tacconi poi, finalmente il portiere di Trani, si prende la ribalta che merita.

All’epoca i tifosi erano molto di più del cd 12esimo uomo in campo, il Partenio poteva ospitare circa 40.000 spettatori e lo stadio era pieno in ogni gara disputata in casa , c’erano sempre non meno di 30/35.000 spettatori che trascinavano la squadra con il loro entusiasmo. Io avevo solo 10/11 anni, ma ho avuto la possibilità di assistere ad alcune partite in quella stagione sia in casa che in trasferta con dei ricordi che rimarranno sempre incisi sul mio cuore.

In questa fotografia, potete vedere il dettaglio della curva sud pochi istanti prima dell’inizio di un incontro, mentre probabilmente gli altoparlanti dopo aver proceduto alla lettura delle formazioni scandivano le note di Yellow Submarine storico inno dei biancoverdi.

In questa meravigliosa annata, un incontro a cui ho assistito e per il quale ho ritrovato, nel famoso cassetto , il tagliando d’ingresso si disputo’ il 5 gennaio 1986 in uno stadio Partenio tutto esaurito: Avellino-Juventus. Non era la prima gara contro la Juventus a cui assistevo, due anni prima anno 1983/84 assistetti in curva nord ad Avellino-Juventus terminata 1-2 con un gol beffa di Penzo a tempo ormai scaduto: di questa partita ho già parlato nell’articolo ” IN TRENO, PER CASO…..” del 22 settembre 2018 dedicato a Dante Bertoneri.

Ricordo lo stadio stracolmo e l’incredibile atmosfera che si viveva negli stadi negli anni 80, la sensazione di partecipare un evento veramente importante, penso spesso a quegli anni alle partite a quei giocatori, i sentimenti che prevalgono dentro di me sono sempre malinconia e nostalgia per quei periodi, ma anche la gioia per aver vissuto direttamente certe emozioni che faranno parte di me per sempre.

La gara fu molto combattuta e termino’ a reti inviolate, ricordo nitidamente le giocate di Michel Platini, e osservai con particolare attenzione le prestazioni degli ex Stefano Tacconi e Luciano Favero nonché le sfuriate dalla panchina di Giovanni Trapattoni.

Platini e Diaz furono i più pericolosi, nel complesso fu una bella gara giocata a viso aperto , raccogliemmo un buon punto che mi rese pienamente soddisfatto al termine dell’incontro.

Terminato l’incontro, ingorgati nel traffico, con il pensiero fisso di arrivare a casa in tempo per vedere 90esimo minuto e rivedere le immagini del match, erano altri tempi erano gli anni 80, dove tutto aveva un sapore diverso, più vero e genuino con poche frenesie, sono contento di averli vissuti in prima persona e sono molto felice di raccontarveli.

Equilibrio & Precarietà

Dopo tanti anni, in questa stagione per quanto riguarda il campionato di Serie A, assistiamo ad un avvincente e sostanziale equilibrio in classifica: certo siamo solo alla quinta giornata, ma per adesso regna un sostanziale equilibrio, figlio di battute a vuoto a volte anche inpronosticabili, di formazioni accreditate per essere assolute protagoniste.

Il Milan, in questo momento sta svolgendo la parte del leone , primo posto in classifica, respirando aria di alta classifica come non succedeva da anni, ma subito dietro molte squadre in 3 punti. Un prima chiave di lettura per la classifica cosi’ corta, è senza ‘altro dovuta alla congestione del calendario, dovuta alle vicissitudini pandemiche, la stagione è iniziata a fine settembre, e subito si sono susseguiti impegni di campionato , coppe europee e soprattutto nazionali: ne è un esempio lampante l’Atalanta, grande protagonista la scorsa stagione e quest’anno in cinque gare ha subito due battute d’arresto piuttosto clamorose la prima dopo la prima sosta per le nazionali, con la maggior parte dei suoi giocatori arrivati di giovedì’ da ogni parte del mondo e il sabato sconfitta nettamente a Napoli per 4 a 1 , Napoli che invece come ricorderete, veniva da un lungo periodo di inattività causa Covid, che aveva visto la squadra campana, rinunciare alla trasferta contro la Juventus (con la conseguente sconfitta a tavolino e 1 punto di penalizzazione come da regolamento) con i propri tesserati costretti all’isolamento e a rinunciare alle rispettive nazionali; la seconda dopo la prima gara in trasferta di coppa dei campioni in Danimarca , vinta per altro nettamente di mercoledì, ma il sabato in campionato è stata sconfitta nettamente in casa dalla Sampdoria (che non gioca le coppe) per 3 a 1.

Un seconda chiave di lettura, puo’ essere data dal Covid, e dalle regole dettate dal protocollo FIGC sull’attività agonistica nei campionati professionistici. I calciatori, sono continuamente monitorati, sottoponendosi costantemente ai controlli mediante i famosi ” tamponi” ed ovviamente in caso di positività sono costretti a fermarsi fino alla negatività. il Covid non fa sconti a nessuno, mentre scrivo Cristiano Ronaldo è in isolamento risultato positivo durante la sosta delle nazionali, quindi ormai da due settimane, ad inizio stagione era toccato a Zlatan Ibrahimovic . Il protocollo prevede che per affrontare una gara di campionato è sufficiente avere a disposizione 13 calciatori “sani” tra quelli inseriti nella lista fra cui almeno un portiere, e che ogni società, nell’arco della stagione ha la possibilità di chiedere una sola volta il rinvio della gara nonostante la negatività di ,appunto, almeno 13 calciatori come detto (il Genoa ha fruito di questo diritto optando per il rinvio della gara col Torino vista la positività nel gruppo squadra di molti elementi, più di recente anche il Palermo ha optato per il rinvio di una gara di campionato in serie C). Siamo solo alla quinta giornata, c’è da pensare, che con l’escalation di contagi che abbiamo da alcuni giorni , il mondo del calcio sarà sempre più colpito , con la possibilità di ribaltare i valori effettivi delle rose, per questo motivo, paradossalmente, sarà un campionato molto interessante, dove difficilmente si vedrà prevalere nettamente un team piuttosto che un altro, sempre , ovviamente, atteso che la stagione non si fermi temporaneamente, come era successo lo scorso anno o addirittura si decidesse di concluderla in anticipo!

Pandemia a parte, la squadra, a mio avviso, più completa per la vittoria finale è indubbiamente l’Internazionale, che seguendo la crescita costante degli ultimi due anni, per questa stagione ha allestito una rosa davvero competitiva, su standard qualitativamente eccellenti in ogni reparto, facendone la favorita numero uno per lo scudetto, l’unico punto debole, se cosi può’ essere definito, potrebbe essere quello del portiere dove dopo tanti anni da assoluto protagonista Handanovic, dimostra di aver perso un pochino della sua storica brillantezza, dovuta soprattutto al trascorrere degli anni: stiamo parlando di un calciatore di 36 anni, rimane comunque molto affidabile.

La sorte avversa continua a bersagliare il talento di Nicolo’ Zaniolo, il fuoriclasse della Roma ha subito un altro gravissimo infortunio, al ginocchio diverso rispetto a quello dello scorso campionato, anche quest’anno sarà costretto a giocare solo una piccola parte della stagione , con i campionati europei nuovamente a rischio. Secondo il mio parere , tenuto conto che non potrà tornare a giocare prima di marzo, un opzione importante e valida per restituirlo al calcio giocato senza frenesie e ricadute, potrebbe essere quella di prestarlo per la seconda parte della stagione allo Spezia, la squadra della sua città, dove è cresciuto e dove vivono i genitori Igor e Francesca e la sorella Benedetta: lo Spezia gioca in serie A, e per Nicolo’ sarebbe ,a mio avviso, la soluzione ideale in un ambiente che conosce bene, seguito dalla sua famiglia, mettersi alle spalle il secondo grande infortunio della sua carriera ,giocare le ultime gare della stagione a casa sua per riproporsi più forte e combattivo che mai per la nazionale e per la stagione successiva con i giallorossi. Inoltre, questa soluzione, avrebbe indubbiamente un connotazione “romantica” con Nicolo’ che vestirebbe la maglia degli aquilotti come suo padre Igor Zaniolo prima di lui.

Ultima nota, per il pubblico nei campi sportivi: per quanto io stesso soffra tremendamente a non poter andare ad assistere alle gare , trovo giusto per contenere il propagarsi del virus, l’assenza dei tifosi sugli spalti, nonostante il calcio è effettivamente dei tifosi, e senza il loro calore ed il loro colore negli stadi non è affatto la stessa cosa. Di recente è stato ammesso l’ingresso di un numero esiguo di spettatori, pubblico spesso selezionato dalle stesse società, a mio avviso in questa fase cosi delicata sarebbe il caso di chiudere l’accesso agli impianti anche a questa fetta di tifosi seppur molto ridotta, spesso nonostante le raccomandazioni, non sono stati in grado di rispettare le norme di sicurezza, in particolare del distanziamento sociale creando situazioni potenzialmente molto pericolose.

Messi&co(vid).

In questa strana stagione sportiva, ove non si scorgono confini definiti, come un fulmine a ciel sereno è inaspettatamente esplosa la bomba Lionel Messi!

Lionel “Leo” Messi il più forte calciatore del mondo, degno erede di: Edson arantes do nascimento detto “Pelè” , Diego Armando Maradona , Ronaldo Nazario da lima detto semplicemente “Ronaldo” , complice la fragorosa batosta subita nei quarti di finale delle final eight di Champions League , disputate a Lisbona, ad opera del Bayern Monaco( poi vincitore della competizione), che si è imposto per 8 a 2, ha comunicato al suo club di apparenza dove è vincolato da un contratto in scadenza 30.06.2021 , la sua volontà di essere ceduto. Una decisione difficilmente prevedibile, se pensiamo che Leo ha trascorso nel Barcellona la sua intera vita calcistica e che oramai 33enne si avviava alle ultime stagioni della sua carriera che lo hanno portato a vincere tutto, quantomeno a livello di club.

Difficile pronosticare, allo stato attuale delle cose gli sviluppi di questa vicenda: il calciatore ha nel suo contratto un accordo che gli consente( consentiva) di liberarsi gratuitamente se fatto valere entra il 31 maggio dopodiché chi vuole portarlo via alla squadra catalana prima della scadenza naturale del contratto, dovrebbe versare l’importo della clausola necessaria per la risoluzione anticipata dell’accordo pari ad euro 700.000.000,00 . Il nuovo club di Messi(Manchester City?Internazionale?Boca Juniors?) dovrà pagare l’intero importo della clausola? aspetterà la scadenza naturale del contratto? Lo stesso Messi ritiene che per via del prolungamento della stagione a causa della pandemia dovuta al Covid 19, anche la data del 31 maggio deve essere provata per potersi liberare da subito a parametro zero, la società, ovviamente, è di parere opposto, si potrebbe ricorrere ai tribunali per dirimere la questione, questo no farà altro che far slittare la decisione ed acuire le tensioni già forti fra la proprietà del club e il calciatore che ne ha fatto la storia.

In questa strana stagione, dove in pratica non sono presenti i limiti fra la vecchia annata terminata ufficialmente il 23 agosto e quella nuova, (pensiamo al campionato francese già cominciato) più’ che dal congestionamento del calendario, dagli impegni ravvicinati che anche quest’anno si susseguiranno, ricordiamo infatti che a fine maggio si disputeranno, meglio si dovrebbero disputare i campionati europei , appunto posticipati di 12 mesi, la vera scossa è stata data dal caso Messi, davvero clamoroso, che potrebbe coinvolgere anche i club di casa nostra, tanto ghiotta potrebbe essere l’occasione: club di casa nostra che mai come quest’anno dopo quasi un decennio di egemonia Juventus, potrebbero vivere una nuova stagione di livellamento delle forze in campo. La Juventus, punta si al decimo titolo nazionale consecutivo, ma ha dato vita nelle ultime settimane ad un drastico rinnovamento, che forse la scorsa stagione era stato solo rimandato. L’idea di affidare la panchina ad Andrea Pirlo, che da calciatore ha contribuito in maniera determinante al ciclo vittorioso che dura come detto da nove stagioni, non da certezze di successo, non avendo mai allenato , non possiamo sbilanciarci con certezza sulle sue doti di allenamento, gestione delle risorse, gestione delle pressioni. Di Andrea Pirlo, si è sempre detto quando giocava essere un “allenatore in campo” , adesso lo potrà dimostrare, certo la scelta è affascinante e coraggiosa allo stesso tempo: l’idea che da a me , è una rottura rispetto alla continuità del passato, c’e’ bisogno di uno svecchiamento della rosa e dell’apertura di un nuovo ciclo, ma questo nuovo ciclo sarà subito vincente?

Ai nastri di partenza della stagione 2020/21 l’Inter parte appaiata ma a mio modo di vedere anche favorita nei confronti della Juventus, una crescita costante da quando si è insediata la proprietà cinese, che ha consentito ai nerazzurri di erodere sempre di più il margine che li distanziava dai bianconeri, con pochi innesti di qualità, con calciatori già “pronti” assecondando lerichiesti di Antonio Conte, i nerazzurri potrebbero incontrare un solo grande ostacolo: loro stessi! così come è stato anche per il recente passato, ma la crescita anche in personalità della squadra si vede anche da queste cose, dalla corretta gestione fisica e mentale delle situazioni di difficoltà che sicuramente incontreranno.

Nella stagione agli albori, che vedrà il ritorno della Lazio in Champions Leaugue dopo oltre dieci anni, desta molto la mia curiosità un team che disputerà il prossimo campionato di serie B: il Monza, analizzando la qualità degli acquisti e della rosa al momento a disposizione dell’allenatore Brocchi, sembra una squadra già pronta per giocare tranquillamente in serie A, vedremo se come lo scorso anno in serie C, anche la serie B avrà la sua padrona indiscussa ed incontrastata nella compagine brianzola guidata da Silvio Berlusconi e Adriano Galliani.

OTTOVOLANTE

otto volante ( approfondimento) m sing

  1. talvolta futuristica, è un’attrazione da luna park costituita da un trenino su rotaie sopraelevate che percorre un tracciato fatto di salite ripidissime e di discese veloci e vertiginose oppure da cabine a distanzaattorno ad una ruota che può porsi obliquamente, in orizzontale ed anche in verticale e che si esibisce in vorticosi giri nei parchi dei divertimenti l’otto volante moderno è forse l’attrazione per cui serve più coraggio.

Nei giorni scorsi sono stato nella città di Livorno, città bellissima e storica, anche se oggettivamente poco curata: grande tradizione marinara ,militare e commerciale, basti ricordare l’accademia militare che ha formato e forma tuttora chi decide di intraprendere la carriera militare in ambito navale; il porto commerciale e turistico fra i più importanti dell’intero Mar Mediterraneo; grande tradizione gastronomica pensiamo al famoso “cacciucco” ; centro culturale ed artistico di prim’ordine basti pensare che Livorno a titolo di esemplare è la città di Amedeo Modigliani.

Livorno è anche calcio di grandi tradizioni , che ha visto la squadra militare a lungo in serie A in vari periodi storici, dando al mondo del pallone grandi campioni due fra tutti Armando Picchi perno della Grande Inter, cui è dedicato lo stadio della città, e più di recente Cristiano Lucarelli. Da due decenni il Livorno calcio e’ gestito da Aldo spinelli, già in precedenza proprietario del Genoa, con grandi interessi in città in ambito portuale, a Spinelli presidente, comunque non particolarmente amato, sono legati numerosi successi della squadra amaranto, raccolta in serie c e portata a disputare le coppe europee. La storia recentissima, vede il Livorno che sta concludendo il campionato di serie B, ripreso dopo l’interruzione dovuta al propagarsi del Covid 19, relegato all’ultimo posto in classifica, con 6 giornate ancora da disputare ed un ritardo dalla quintultima di 15 punti, oramai la retrocessione in serie C pare inevitabile, seppure non ancora certa. Il giocare a porte chiuse senz’altro non aiuta, il pubblico livornese è sanguigno e molto passionale, capace di contestazioni durissime, ma anche di trascinare letteralmente i giocatori tanto in casa quanto in trasferta con la loro carica: in questo periodo non poter andare allo stadio e dover seguire da casa le difficoltà della propria squadra del cuore, acuisce un senso di rabbia e frustrazione. Da tempo il patron Spinelli ha manifestato dopo tanti anni , la volontà di disimpegnarsi dalla guida della società. Recentemente è fallita una trattativa che sembrava molto ben avviata con un imprenditore libanese, a questo punto l’auspicio è che l’amministrazione comunale con in testa il sindaco si faccia promotrice, direi quasi sponsor per mettere in contatto cordate di imprenditori seri realmente intenzionati a fare calcio a Livorno, la famiglia Spinelli sono certo in caso di bisogno, si farà carico dell’iscrizione al campionato anche in serie C della squadra ma senza rinnovare i fasti del passato e con scarso entusiasmo, considerando al capolinea la loro esperienza.

Spostandoci di circa 500 km verso sud, ma non di categoria di campionato, troviamo una città con entusiasmo diametralmente opposto, siamo nella regione del Sannio, nell’entroterra campano dove troviamo una città di circa 60mila abitanti: Benevento.

Il Benevento calcio, ha compiuto una cavalcata straordinaria, assolutamente non interrotta dalla lunga pausa a causa della pandemia, ha raggiunto l’aritmetica certezza di disputare il prossimo campionato di serie A, nonché l’aritmetica certezza della prima posizione in classifica, con ben sette giornate di anticipo, mantenendo una media punti impressionante e sempre costante per tutto l’arco della stagione, guidata da un grande e rilanciato( come allenatore) Filippo Inzaghi. Programmazione e investimenti hanno fatto si che a distanza di due anni, dalla prima e fino a ora unica esperienza in serie A, della squadra sannita, si potesse trionfalmente tornare nella massima serie , con prospettiva questa volta di rimanerci, evitando gli errori commessi in passato con la prospettiva di poter avere a disposizione un budget molto importante per la costruzione della “rosa” per la prossima stagione agonistica. Pensate che il Benevento nella sua storia ha disputato il primo campionato di serie b solamente nella stagione 2016-2017, in precedenza aveva giocato solo in serie c (molto a lungo) e nelle categorie dilettantistiche, sfiorando la promozione in serie B nel 1983.

Il gioco del calcio può’ essere analizzato sotto numerosi aspetti, indubbiamente ha una grande valenza anche sociologica e antropologica, ed è metafora della vita e delle sue numerosi sfaccettature ed impersonificazioni. Numerosi esempi si sono succeduti soprattutto negli ultimi 30 anni, dove la fantasia e il coraggio, ma anche lungimiranza, programmazione e capacità personali anche senza l’ausilio di ingentissimi capitali, hanno trovato sbocco e appagato e soddisfatto ambizioni personali e poi di conseguenza diffuse.

Quest’ultima è una delle cose, che mi affascinano di più’ al di la’ del tifo sano, l’appassionarsi con simpatia a determinate realtà, che non hanno alle spalle grossi capitali , grosse strutture o grossi bacini di utenza, ma col tempo, con le capacità e l’intelligenza di proprietari e dirigenti, riescono a scalare i vertici del calcio ed arrivare a competere, senza snaturarsi, con le realtà più ricche e blasonate, vari esempi si rincorrono, pensiamo all’Empoli cittadina industriale alle porte di Firenze che è arrivata a disputare le coppe europee, o paesini come Castel di Sangro di poche migliaia di anime che ha disputato due campionati di serie B, senza tralasciare la leggendaria impresa del Verona di Osvaldo Bagnoli campione d’Italia nel 1985, ma quella che ricordo sempre, per ora, con maggiore ammirazione è la favola del Chievo, nata come squadra aziendale voluta dal suo patron, notissimo produttore di panettoni, la società di un piccolo quartiere di Verona giocava stabilmente nei campionati dilettantistici fino agli anni ’80 dello scorso millennio, poi piano piano sempre badando principalmente al bilancio, il giocattolo Chievo ha iniziato la sua scalata, disputando vari campionati di serie C, poi sempre più’ su fino a disputare 17 campionati in serie A! Una grande peculiarità del Chievo, dalla serie C, fino ai primo campionati di A, fu quella di confermare sempre in blocco i giocatori più rappresentativi, in un ottica che potremmo definire quasi “aziendale” o “aziendalista” in linea con l’indirizzo della proprietà, dando un indubbio vantaggio per l’ambientamento dei calciatori nuovi arrivati che andavano ad arricchire l’organico .

Il calcio come la vita è una grande giostra c’è chi sale e chi scende, la storia ci e mi ha insegnato che è una questione di cicli, il tifoso che ora è rattristato dalle sorti negative della squadra che ama, può pensare solo in positivo per il futuro, magari non prossimo, ma alimentare questa speranza e poi piano piano trasformarla in certezza fino a farla diventare realtà, non fa che far aumentare a dismisura l’amore per questo sport sempre più metafora della vita.

Intervista rilasciata a il sussidiario.net

Ben trovati, qui di seguito troverete il link, relativo ad una mia recente intervista di calciomercato, rilasciata a Franco Vittadini de il sussidiario.net. Il calcio sta ripartendo, è notizia dei pochi giorni fa l’imminente ripresa dei campionati professionistici anche in Italia: dopo mesi di incubo finalmente si ricomincia e possiamo iniziare anche a parlare , più’ serenamente , di calciomercato anche se prima devono essere completati i campionati in corso.

Buona lettura

https://www.ilsussidiario.net/news/bonaventura-lascia-il-milan-santone-a-torino-puo-trovare-posto-esclusiva/2026974/

quAndo si ricomincerà?

Sono trascorsi quasi due mesi dall’ultima partita di calcio giocata in Italia era il 9 marzo posticipo di campionato di serie C, Catanzaro-Bari rigorosamente a porte chiuse, la sera precedente si era svolto il derby d’Italia Juventus-Internazionale . Da allora tutto fermo, con il Covid-19 che si è appropriato di tutti i nostri spazi abituali, le nostre abitudini costringendoci ad un difficile periodo di isolamento. Svariate sono le ipotesi prese in considerazione per la ripresa dell’attività agonistica e dei relativi campionati, che comunque erano nella loro fase finale. La risoluzione del problema sanitario, con la necessità di limitare al massimo la possibilità di nuovi contagi è la priorità, di conseguenza, l’ attenzione è rivolta ai comitati scientifici atti a valutare i rischi ancora possibili, nonostante la curva pandemica sia in evidente e costante calo. Fermo restando, che fino a quando non si avrà un vaccino, le gare si svolgeranno a porte chiuse essendo troppo alto il rischio di contagiare masse di spettatori, l’orientamento della federazione nazionale e quello cercare in ogni modo di terminare le competizioni anche sforando il termine naturale della conclusione delle stagione ossia il 30 giugno, arrivando fino all’estate; simile orientamento è quello della UEFA, che vorrebbe portare a termine Champions League ed Europa League . Nel resto dell’Europa alcune federazioni hanno decretato la fine anticipata dei campionati, in Italia è stato deciso la fine anticipata di tutti i tornei giovanili con eccezione del campionato Primavera. Secondo le disposizioni del Governo, dal 18 maggio si potranno ricominciare gli allenamenti degli sport di squadra, pur dovendo seguire le rigide prescrizioni sanitarie, rendendo particolarmente difficile la prospettiva di riprendere le competizioni in tempi rapidi. Circa le categorie inferiori, stanno circolando le più svariate ,ma anche fantasiose ipotesi: in serie C , che ricordiamo è composta da tre gironi con venti squadre ciascuna che prevede la promozione di 4 formazioni le prime di ogni girone, più la vincente dei play off, cui partecipano tantissime squadre e che sono molto lunghi e complicati: bene si è ipotizzato, di promuovere in serie B le attuali capoclassifica nei tre gironi ossia al momento Vicenza, Monza e Reggina e poi si è parlato di una ipotesi sorteggio per decretare la quarta promossa, mi sfugge totalmente la ratio di questa proposta!!! ancora più incomprensibile è chi avrebbe proposto come quarta squadra il Bari al secondo posto nel girone C, a questo punto io mi chiedo ad esempio perché proprio il Bari( ricostituito nel 2018 dopo il fallimento) e non ad esempio la Carrarese seconda in classifica nel girone A, che dispone di una società strutturata, solida e che da anni investe per raggiungere questo obiettivo? Non si hanno notizie certe, ne decisioni sono state prese, quello che è certo è che il calcio comincia a mancare un po’ a tutti, e se dovremmo purtroppo stare lontano dagli stadi e quindi dalle emozioni pure ancora per molto tempo, forse fino al 2021, l’auspicio è che l’attività possa gradualmente ricominciare, anche accontentandoci di guardare le gare in tv e senza pubblico sugli spalti. La mia idea, assolutamente inusuale, è quella comunque di salvaguardare quanto fatto fino ad adesso, e quindi di prolungare l’attuale stagione fino al 2021: del resto stiamo vivendo un evento eccezionale, senza alcun precedente , di conseguenza potremmo adottare soluzioni che non hanno visto alcun precedente in passato. La mia idea è di ricominciare a giocare quando si sarà in sicurezza e di continuare da dove ci siamo interrotti, e portare a termine i campionati iniziati, tutti i campionati dalla serie A alla serie D quantomeno, ma anche possibilmente fino alla terza categoria. Quindi per la prima e speriamo unica volta nella storia del nostro calcio avere una stagione che si disputa su base biennale, la stagione 2019/2021, con assegnazione dello scudetto nel 2021, scaglionando le gare, e magari far disputare la coppa Italia al termine del campionato. Credo che questo, sarebbe il format più corretto ed equo per non vanificare gli sforzi fatti da luglio a marzo, sia economici, che agonistici. Non ci resta che attendere, dovremmo essere vicini ad una soluzione, fermo restando che la priorità resta comunque la salute di tutti Noi, bene da tutelare sopra ogni cosa!

LIBRI & PALLONI (3)

Ben trovati, questa nuova rubrica Libri & Palloni, che sta riscuotendo molto successo fra voi lettori, serve anche a me per fare il punto , su tutti i testi e volumi che ho letto fino ad adesso nella mia vita, in particolare mi rende edotto che la scelta di biografie , o comunque pubblicazioni sulla vita di sportivi, oppure sullo sport in generale costituiscono una percentuale importante del mio bagaglio da lettore, non lo avrei mai detto essendo appunto la lettura uno dei miei hobby preferiti dai tempi dell’Università, quindi ormai da almeno 26 anni, e apprezzando vari generi: soprattutto saggi, libri di storia, su personaggi storici del passato, ma anche di romanzi, soprattutto classici della letteratura italiana.

Oggi, la mia proposta di lettura va ad un libro pubblicato nel 2014 ,e letto da me in quell’anno, autobiografico dal titolo “Dura solo un attimo la gloria”-La mia vita scritto da un Monumento del calcio italiano: Dino Zoff.

Testo autobiografico dicevo, dove in prima persona l’autore percorre le fasi importanti della sua esistenza, dalla vita agreste in Friuli da bambino, dove il suo carattere introverso è stato forgiato, al rapporto con i genitori tutto casa e lavoro e della vita dura che avevano avuto: il papa’ era stato due volte in guerra sia in Africa nel 1935-1936 nella campagne coloniali, sia nella seconda guerra mondiale in Albania e Jugoslavia poi catturato dai Tedeschi e chiuso in campi di prigionia in vari posti in Europa prima di tornare a casa.

Molto curioso l’episodio, che porto’ Dino Zoff a vestire la maglia del Napoli, dopo gli esordi da giovanissimo all’Udinese e poi 5 eccellenti stagioni al Mantova , città nella quale conobbe la donna che sarebbe diventata sua moglie, era pressoché deciso il suo passaggio al Milan di Carraro, quando proprio nell’ultimo giorno di mercato il presidente del Mantova accetto’ l’offerta del Napoli 120 milioni di lire più’ un portiere, l’accordo, si narra, arrivò dopo la mezzanotte del 15 luglio, quindi teoricamente fuori tempo massimo per certificare il passaggio, ma il leggendario presidente del Napoli Achille Lauro ” O’ Comandante” , riusci’ a far aprire di notte l’ufficio postale per mandare la raccomandata col timbro del 15 luglio e l’affare fu concluso.

Particolare attenzione, l’autore la dedica al rapporto di amicizia fraterna che lo legava a Gaetano Scirea; ovviamente si parla anche diffusamente della vittoria del campionato del mondo di calcio di Spagna ’82 , con tutte le emozioni che scaturirono da quella avventura.

Molto risalto, viene dato anche al periodo successivo alla fine della carriera di calciatore avvenuta nel 1983 a 41 anni, in particolare al periodo vissuto nella Lazio, società nella quale con vari ruoli ed in due periodi è stato protagonista per 10 anni dal 1990/91 al 2001/02; l’ultima esperienza professionale è stata sulla panchina della Fiorentina nel 2005, riuscendo a salvare la squadra viola dalla retrocessione in Serie B.

Nelle pagine di questo libro, emerge il carattere, schivo, taciturno, serio ed equilibrato di Dino Zoff, è molto interessante leggerlo anche sotto questo punto di vista, per quello che è stato e sarà per sempre una leggenda dello sport italiano: il Mitico DINO!

Sport & Parole

Sciocco o Responsabile? Una storia mai raccontata

Una storia (mai raccontata), è in realtà un episodio della mia vita reale che rappresenta a tuttora il più grande rammarico, quantomeno calcistico, della mia esistenza. Una storia, della quale non sono mai riuscito a parlare, solo pochi parenti ne sono a conoscenza, ma che a distanza di quasi 14 anni può essere rivelata, anche per rispondere alla domanda che mi sono sempre posto: sono stato più SCIOCCO , oppure più RESPONSABILE ?

Siamo nel mese di Luglio 2006, il giorno 13 giovedì’ è per me molto importante uno di quei giorni fondamentali per la vita di una persona, al mattino è fissata la discussione della mia tesi di Laurea in Giurisprudenza presso l’ Università degli Studi di Siena, dopo tanti anni di studi, rinunce e sacrifici, si arriva al compimento di un percorso importante e decisivo per i futuri sviluppi professionali, ma anche personali.

In quell’estate come tutti ricorderete, si giocavano i mondiali di calcio in Germania , l’Italia anche contro i favori del pronostico, riesce a battere in semifinale nei tempi supplementari i tedeschi padroni casa , volando in finale a Berlino per la famosa finale del 9 Luglio 2006 contro la Francia, quella del quarto titolo mondiale. Subito per tanti italiani comincia la folle corsa per accaparrarsi in ogni modo e ad ogni prezzo un tagliando per la finale.

Non è il caso, di creare troppa enfasi, è una storia vera, io e la mia gemella otteniamo su nostra richiesta i biglietti mediante un accredito FIGC quindi, ovviamente, in modo assolutamente gratuito.

La finale era in programma alle 20 del 9 luglio a Berlino, l’unico modo per raggiungere la città era l’automobile: qui cominciarono i miei dilemmi interiori sulla fattibilità della cosa trattandosi di un evento storico, forse irripetibile a cui avrei potuto assistere dal vivo.

Mi brucia ancora moltissimo, ricordare quei momenti e quel periodo, quindi non mi soffermo su quello che mi avrebbe potuto dare assistere a quell’evento, soprattutto per come è andato l’incontro.

Come avete intuito, non mi sono recato a Berlino, mia sorella invece è andata, la mattina del 13 luglio ero riposato e tranquillo a Siena per diventare Dottore Magistrale in Giurisprudenza, quella giornata è stata comunque fantastica, ma il rammarico per non essermi recato a vedere la Finale nonostante l’accredito FIGC e i biglietti in tasca, da allora mi accompagna sempre.

Custodisco sempre il biglietto (intatto) della finale come uno dei cimeli a cui sono più affezionato e che vi faccio vedere:

Negli anni precedenti, avevo già seguito l’Italia ai Mondiali: nel 1998 in Francia sempre con accredito FIGC, sono stato a Marsiglia ed ho assistito allo stadio Velodrome all’ottavo di finale Italia-Norvegia, a tutt’oggi la più grande emozione calcistica vissuta in prima persona, ricordo i brividi durante l’Inno Nazionale e al gol di Christian Vieri . Nel 1990, ho assistito a tre partite fra le quali un ottavo di finale e un quarto di finale fra l’ Argentina di Maradona e la Jugoslavia unita prima della frantumazione politica dell’anno successivo. Immagino che assistere ad una finale e vedere alzare la Coppa del Mondo dall’Italia avrebbe superato tutte le emozioni vissute in precedenza.

Sono stato più Sciocco o Responsabile ? Questo è il quesito che oltre a me stesso ora pongo anche a voi!

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